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Paolo Perrone: “Lecce Capitale europea della Cultura 2019? Io ci credo”

Grazie anche ad un’inedita alleanza con Brindisi, il capoluogo salentino si gioca le sue carte e il suo primo cittadino spiega così i motivi di questa candidatura: “Finora questo riconoscimento è andato solo a città del Centro-Nord. Ora tocca a noi”
 
Lecce è una delle venti città italiane candidate a diventare Capitale europea della Cultura per il 2019, un riconoscimento nato nel 1985 su input del Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea con l’obiettivo di contribuire al ravvicinamento dei popoli dell’Europa. “Reinventare EUtopia”: è questo lo slogan scelto dal coordinatore artistico Airan Berg per sostenere la città di Lecce. La vincitrice avrà l’occasione, forse storica, per far conoscere al Vecchio Continente la sua vita e il suo sviluppo culturale, all’insegna del motto “Uniti nella diversità”. 
Nel Salento anche Brindisi sosterrà questa sfida. “Lecce, Brindisi e la province -si legge infatti nel sito ufficiale www.lecce2019.it– affrontano quest’avventura insieme, e insieme mirano al coinvolgimento dei cittadini all’interno del processo, rafforzando la cittadinanza e la fibra democratica delle nostre comunità”. La città guidata da Mimmo Consales entrerà così a far parte del comitato promotore di Lecce 2019, attualmente composto da Università del Salento, Camera di Commercio, Comune e Provincia. Tutt’altro che casuale anche la scelta di puntare su Airan Berg come direttore artistico. Il coordinatore di “Lecce 2019”, originario di Tel Aviv, è già stato direttore artistico di “Linz09” e vanta un curriculum internazionale che lo ha visto maturare diverse esperienze teatrali tra Brodway, Vienna e Berlino. 
Ma con chi dovrà vedersela Lecce? Già, le “rivali”. Tutte illustri e “blasonate”: da Palermo a Siena, da Ravenna a Mantova, da Torino a Matera. Alla fine solo una dovrà rappresentare il patrimonio culturale europeo: un melting pot non indifferente, che spazia dalla letteratura al teatro, dall’architettura all’artigianato, dal cinema alla televisione. 
“Finora mai nessuna città del sud Italia ha ottenuto questo riconoscimento. E noi vogliamo provarci. Non è semplicemente la scommessa mia o della mia Amministrazione, ma di un’intera comunità”, ha spiegato il primo cittadino di Lecce Paolo Perrone (nella foto) in questa intervista. Lecce si candida quindi a rappresentare culture e tradizioni presenti in Europa, che costituiscono la ricchezza del continente. E tra entusiasmo, suggerimenti e qualche perplessità la sfida salentina, difficile quanto affascinante, prosegue.
Sindaco Perrone, su cosa punterete per vincere questa sfida? 
Partiamo senz’altro da un elemento: ciò che Lecce è stata e ciò che Lecce è. La sua storia, le sue bellezze architettoniche e monumentali, il suo barocco: un patrimonio unico a livello mondiale. Siamo perfettamente consapevoli però che tutto questo non è affatto sufficiente. In questa sfida conta soprattutto quello che a Lecce ci sarà, non soltanto quello che c’è stato. Il nostro obiettivo principale è quello di abbinare passato e contemporaneità. Per raggiungerlo avanzeremo proposte culturali moderne e innovative. 
Tra le città italiane candidate spiccano “nomi forti”: Torino, Ravenna, Mantova, Palermo, Siena. Diventa complicato per Lecce?
È vero, si tratta di una competizione serrata e sarà molto difficile spuntarla. Non dobbiamo dimenticare che dopo il 2019 la prossima città italiana che diventerà Capitale europea della Cultura la avremo di nuovo nel 2032. Finora questo riconoscimento, nato nel 1985, quando ha riguardato l’Italia è stato assegnato solamente a città del centro-nord. Se non dovessimo farcela per il 2019, significa che per cinquant’anni nessuna città meridionale italiana sarà stata insignita di questo titolo. Ecco perché vogliamo provarci lo stesso.  
Il comitato promotore si è dichiarato pronto a raccogliere idee, proposte ma anche critiche. Gliene giro subito una, carpita in rete pochi giorni fa: l’assenza in città di biblioteche comunali. 
Purtroppo non si possono creare biblioteche da un giorno all’altro. Con dei fondi preposti, però, nei prossimi mesi svilupperemo dei progetti che vanno proprio in questa direzione. 
Sempre a proposito di critiche e commenti in rete, Carlo Salvemini sulla sua pagina Facebook ha bocciato il manifesto di “Lecce 2019” apparso sull’omonimo sito, definendo “troppo fragile la presentazione” e “piuttosto confusa la relazione con Brindisi”. Cosa ne pensa?
Salvemini sta valutando questa iniziativa partendo dai soliti preconcetti politici. magari spera nel fallimento del sindaco e della sua Amministrazione, senza considerare che questa non è la semplice sfida che riguarda me, la Giunta o l’Amministrazione comunale. “Lecce 2019” è una scommessa che coinvolge l’intera comunità e tutto il suo territorio. La sinistra leccese, purtroppo, porta avanti la logica del “tanto peggio, tanto meglio”. Carlo Salvemini magari si augura un fallimento dell’Amministrazione giusto per poi poter dire “avevo ragione, ve l’avevo detto”. È la filosofia a cui siamo abituati, che da sempre caratterizza il centrosinistra. Ma i cittadini tutto questo lo comprendono benissimo. 
Nelle città che in passato hanno ottenuto questo riconoscimento si è creato un cospicuo flusso di visitatori e un’affermazione duratura a livello internazionale, grazie ai riconoscimenti degli organismi comunitari. Trasporti, ricettività e industrie culturali: Lecce è pronta quindi ad accogliere l’Europa?
Stiamo costruendo il nostro piano strategico e vogliamo anche noi che sia stabile e duraturo. “Lecce Capitale europea della Cultura” è solo un aspetto di questo progetto. Coinvolgeremo i cittadini e gli operatori culturali della città. Svilupperemo un sistema per puntare sulla cultura del nostro territorio. E questo non si limiterà a “Lecce 2019”: le nostre idee andranno avanti al di là dell’esito e degli sviluppi di questa affascinante sfida internazionale.
Anche la provincia segue con attenzione questa avventura. In che modo il territorio salentino potrebbe trarne vantaggio?
Ci tengo a ricordare che questa candidatura appartiene solo formalmente alla nostra città. In realtà riguarda l’intera provincia. Anzi, riguarda un territorio che i confini provinciali li supera, come hanno saggiamente compreso gli amministratori di Brindisi e il sindaco Mimmo Consales, ritirando la candidatura della loro città per sostenere quella di Lecce. 
Una curiosità finale. Anni fa un ministro di centrodestra, Giulio Tremonti, dichiarò che “con la cultura non si mangia”. Cosa gli risponde? 
In una città come Lecce, invece, assolutamente sì. 
 
Stefano Manca