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Vent’anni di misteri italiani raccontati da Giuseppe Ayala

Il giudice amico e collega di Falcone e Borsellino sarà l’ospite d’eccezione di un incontro nel quale si parlerà dei complessi rapporti tra mafia, politica e poteri occulti 
 
In occasione del 20° anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, il Comune di Poggiardo ha organizzato per lunedì 9 luglio alle 21, in piazza Giovanni Paolo II, un incontro con il giudice Giuseppe Ayala (nella foto), già membro del pool antimafia costituito da Giovanni Falcone e attuale Consigliere presso la Corte di Appello di l’Aquila, in cui sarà presentato il suo ultimo libro Troppe coincidenze, mafia, politica, apparati deviati, giustizia: relazioni pericolose e occasioni perdute, Mondadori Editori. All’incontro parteciperanno anche il sindaco di Monasterace (Rc) Maria Carmela Lanzetta, vittima di recenti atti intimidatori di natura mafiosa, il giornalista Tonio Tondo che modererà l’incontro, il sindaco di Poggiardo Giuseppe Colafati, il presidente del Consiglio comunale Antonio De Santis e gli studenti dell’istituto comprensivo di Poggiardo che hanno partecipato al progetto “Le(g)Ali al Sud”. L’incontro è stato organizzato in collaborazione con La Perla del Salento di Giuseppe Semeraro.
“Ho vissuto negli ultimi trent’anni una striscia di tempo che mi sembra ancora appartenere alla cronaca -spiega il giudice Ayala-. Alludo ai giorni in cui gli eventi della politica si intrecciarono con quelli criminali, sino al punto da marchiare la gran parte dei percorsi che hanno segnato il destino del paese”. Le stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992, oltre a strappare a Giuseppe Ayala due colleghi e amici, apparvero a molti come un punto di svolta non solo nella storia della mafia, ma anche in quella dell’Italia intera: venne introdotto il regime carcerario speciale per i mafiosi (la 41bis), mentre Tangentopoli determinò la fine della Prima Repubblica. Sembrava che l’Italia volesse ripulirsi da ogni nefandezza, ma poi esplosero le bombe del 1993 a Roma, Firenze e Milano. Fu solo di Cosa Nostra la responsabilità delle stragi del 1992 e del 1993? Perché la mafia rinunciò ad attaccare lo Stato? Quale ruolo hanno avuto le istituzioni in questa ventennale “pax mafiosa”? Giuseppe Ayala cercherà di rispondere a questi interrogativi ripercorrendo i suoi anni in Parlamento a partire dal 1992, ricostruendo le troppe coincidenze che hanno caratterizzato le relazioni tra mafia, “poteri occulti” e politica, ma consapevole che Cosa Nostra non è morta, ma ha ritrovato lontano dai riflettori il suo habitat naturale, mimetizzandosi in un’area grigia protetta da silenzi e omissioni. 
 
(A.C.)