In occasione del convegno dedicato all’ex magistrato di Lecce, il parlamentare salentino ne ha elogiato l’impegno: “Ha avuto il coraggio di chiamare mafia la Sacra Corona Unita quando in molti ne negavano l’esistenza”
Con il convegno “Il contrasto alla criminalità organizzata tra il XX e il XXI secolo”, svoltosi questa mattina nella sala degli specchi della Prefettura di Lecce, si è voluto omaggiare la figura di Cataldo Motta, storico procuratore capo di Lecce e per decenni alla guida della Direzione Distrettuale Antimafia.
Alla presenza di rappresentanti istituzionali, magistrati, forze dell’ordine, accademici, avvocati e giornalisti, l’incontro si è concentrato sul tema delle mafie e sulla loro capacità di evolversi e trasformarsi. E Cataldo Motta, presente anch’egli al convegno, è stato tra i primi ad intuire e studiare queste dinamiche, diventando il principale artefice della sconfitta della Sacra Corona Unita negli anni più drammatici.

Una figura, quella di Cataldo Motta, elogiata anche da Claudio Stefanazzi, deputato salentino del Partito democratico: “Tutta la comunità salentina e pugliese devono sentirsi parte di questo riconoscimento. Motta è il magistrato che ha avuto il coraggio di chiamare mafia la Sacra Corona Unita quando in molti ne negavano l’esistenza o la riducevano a criminalità comune. Alla fine degli anni Ottanta ne ha ricostruito la struttura. Ha sostenuto l’accusa nei grandi processi e ha dato un contributo decisivo al riconoscimento del suo carattere mafioso. Lo ha fatto per decenni, da magistrato costantemente sotto protezione, senza mai arretrare”.
“La sua lezione principale tuttavia -prosegue Stefanazzi- va oltre le sentenze. Motta ha capito prima di altri che le mafie moderne non vivono solo di intimidazione, ma soprattutto di consenso: si infiltrano nell’economia legale, offrono lavoro e servizi, e così diventano invisibili. È un’intuizione che chiama in causa direttamente la politica, cui spetta il compito di colmare con i servizi e la presenza pubblica tutti i vuoti che la criminalità è pronta a riempire.
A Cataldo Motta va la gratitudine di chi crede che la legalità sia uno dei presupposti dello sviluppo del Mezzogiorno. Il modo migliore per onorarlo è non abbassare la guardia, soprattutto in un momento in cui la criminalità sta rialzando la testa”.


