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Scuole e aria condizionata

 

di Stefano Manca

 

Molti comuni italiani con la ripresa dell’anno scolastico fanno la conta dei condizionatori nelle aule per proteggere gli alunni dall’afa. La situazione è simile da Nord a Sud e il Salento non fa eccezione. Nardò, per esempio, fa sapere di poter garantire aria condizionata al 33% delle scuole cittadine (circa il 53% della popolazione scolastica). Cioè una scuola su tre. Ma la vicesindaca Maria Grazia Sodero ha aggiunto: “Naturalmente il gap che abbiamo non può essere colmato con risorse di bilancio e nessun Comune in Italia può farlo. Per questo ci butteremo a capofitto sull’opportunità annunciata dal ministro Valditara”. Il riferimento è al recente annuncio dall’esponente del governo Meloni di destinare venti milioni di euro alle scuole per installare apparecchi termici.
Ecco, il punto è questo. Che vale a Nardò e nel resto del Salento e d’Italia. Nell’epoca del Pnrr com’è possibile non aver pensato allo stretto legame cambiamenti climatici-ragazzi-scuole?
La migliore analisi possibile l’ha data Luciano Capone sul Foglio nei giorni scorsi. Vi riporto le sue parole: “Tra il Superbonus e il Pnrr sono stati spesi 450 miliardi di euro, ma non un euro è stato previsto per adeguare gli edifici scolastici all’aumento delle temperature: abbiamo messo i cappotti termici alle ville al mare, ma non l’aria condizionata nelle scuole. Così allo stato attuale, su circa 60 mila scuole, solo il 6-7 per cento ha la climatizzazione. Il ministro Valditara ha stanziato 20 milioni di euro, sufficienti a rinfrescare appena 3-400 aule: per gli inutili banchi a rotelle il governo Conte spese 120 milioni”. Cos’altro aggiungere?

(Belpaese, settembre 2026)

 

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