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Nardò, scontro sulla intitolazione di una scuola a Sergio Ramelli

La CGIL di Lecce: “Nessun senso civico ed educativo nell’intitolare una scuola ad un giovane neofascista”. Il sindaco di Nardò, Pippi Mellone: “Le istituzioni devono tutelare la memoria e i valori democratici. Ramelli è stato ucciso per le sue idee”

Come era ampiamente prevedibile, sta facendo discutere l’approvazione della Giunta comunale di Nardò di una delibera per intitolare a Sergio Ramelli il nuovo edificio scolastico di piazza Giulio Pastore.

Una immediata e veemente condanna è stata quella della segreteria leccese della CGIL che con un comunicato stampa ha spiegato le sue ragioni: “La CGIL e la FLC CGIL di Lecce esprimono profondo sdegno e contrarietà nei confronti della deliberazione di giunta del Comune di Nardò dello scorso 23 dicembre. Sdegno per l’ennesima provocazione contraria alla normativa ed al buon senso, da parte del sindaco Pippi Mellone. Contrarietà nel merito della questione, perché non si ravvisa alcun senso civico ed educativo nell’intitolare un luogo della cultura e dell’educazione ad un personaggio divisivo, come il povero Sergio Ramelli. Piuttosto nel nome di questo giovane, assassinato come altri militanti di destra e di sinistra in un periodo particolarmente buio della storia d’Italia, si persegue un obiettivo, quello della cosiddetta ‘pacificazione’ in un Paese che non ha mai fatto davvero i conti con il suo passato fascista e che poco si interroga sulle cause profonde del terrorismo tra gli anni Sessanta e Ottanta. Una logica, quella della ‘pacificazione’ di cui sentono il bisogno esclusivamente le formazioni politiche neofasciste o comunque eredi di una tradizione politica uscita sconfitta dalla Storia, che ha portato il Paese in guerra, che ha vessato la classe lavoratrice, che ha limitato fortemente il processo di emancipazione femminile, che si fonda sull’odio e la violenza”.

Una delibera che secondo il sindacato si scontra con i valori della Costituzione e della stessa Nardò: “Una città che è Medaglia d’oro al merito civile per aver accolto i reduci dei campi di sterminio nazifascisti non merita questa ulteriore umiliazione. Resta un mistero come possa rispondere ai valori costituzionali (si legge nella delibera di giunta) l’idea di intitolare una scuola ad un giovane neofascista, giacché la nostra Costituzione è intrinsecamente antifascista, vieta la ricostituzione del Partito Fascista, è democratica, ripudia la guerra, combatte il razzismo e l’autoritarismo, valorizza le libertà individuali, il pluralismo e l’uguaglianza”.

Infine un appello ai componenti degli organi collegiali della scuola e dell’Ufficio Scolastico provinciale: “Rivendichino l’autonomia dell’istituzione che rappresentano, valorizzino il ruolo della scuola intesa come agenzia educativa che trasmette i valori fondanti della Repubblica: solidarietà, inclusione, rispetto dei diritti e dell’uguaglianza e non luogo di celebrazione di figure divisive. Non si facciano condizionare dalle simpatie del ministro dell’Istruzione e dalle scomposte forzature istituzionali di un sindaco”.

Le polemiche non hanno però influenzato il sindaco Pippi Mellone che, anzi, ha rivendicato ancora di più l’approvazione della delibera: “Abbiamo deciso di intitolare questo edificio scolastico alla memoria di Sergio Ramelli perché le istituzioni, a partire dai luoghi della formazione, non possono rimuovere una parte fondamentale e drammatica della nostra storia repubblicana. Gli anni di piombo vanno conosciuti e compresi affinché quella violenza non si ripeta. La storia va letta nella sua interezza, senza omissioni e senza ambiguità, perché non esistono totalitarismi accettabili. Non esistono morti giustificabili. Non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Non esistono dittature buone e dittature cattive. Le istituzioni hanno quindi il dovere di tutelare la memoria e i valori democratici e, con questo spirito, sono certo che la decisione assunta dalla mia giunta sarà valutata con razionalità e senso di responsabilità da tutte le parti coinvolte”.

“Sarebbe altrimenti difficile spiegare all’opinione pubblica, alle istituzioni, a tutti noi, alla famiglia Ramelli e alle famiglie di tutte le vittime di quella cieca violenza – continua Mellone – perché, a cinquant’anni di distanza, qualcuno possa ancora mettere in discussione un principio essenziale: uccidere uno studente per le sue idee è un crimine. Un principio che merita di essere difeso, prima di tutto, nei luoghi della formazione. Luoghi della formazione che, per dirla tutta, furono deboli e perfino complici in quegli anni, tanto che le angherie e le minacce sono nate a scuola. Proprio quella scuola che dovrebbe valorizzare la libertà di pensiero, il coraggio delle idee, il dialogo e il confronto di idee”.

Il sindaco di Nardò, quindi, spiega la volontà di intitolare la scuola a Sergio Ramelli in quanto vittima della violenza politica in atto in quella fase storica, senza richiamo ad alcuna ideologia politica. La stessa Amministrazione comunale neretina ricorda, inoltre, come abbia già in passato onorato la memoria di figure storiche distintesi per aver lottato per l’affermazione dei valori democratici: a questo sono legate “le intitolazioni a a Georgiana Masi, Paolo Di Nella, Walter Rossi, Almerigo Grilz, Giorgio Perlasca e ai Fratelli Mattei ed altre figure diverse per storia e posizione politica, ma accomunate dal valore civile della memoria e dalla condanna di ogni forma di odio e sopraffazione”.

“Inoltre – conclude la nota dell’amministrazione neretina – Inoltre, come riportato in delibera, la scelta dell’intitolazione risulta coerente con il contesto urbano in cui sorge l’edificio, compreso tra piazza Giulio Pastore, piazzale Martiri delle Foibe, via della Costituzione, via Salvo D’Acquisto e via Jan Palach, un’area caratterizzata da una toponomastica legata ai valori della memoria civile, della legalità costituzionale e della difesa delle libertà fondamentali”.

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