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La verità sepolta sugli ulivi della Maglie-Otranto

Già nel 2004, la Valutazione d’impatto ambientale aveva prescritto che il raddoppio della Statale 16 va realizzato con l’obbligo di reimpianto dell’80%degli ulivi. Perché non si è ancora provveduto a trovare il modo?
 
Gli ulivi della Maglie-Otranto devono essere quasi tutti, per forza, salvati. Si sapeva già otto anni fa, sebbene qualcuno sembra aver fatto, in tutto questo tempo, orecchie da mercante. Quando il 21 luglio 2004 è stato rilasciato il decreto di Via (Valutazione di impatto ambientale), questa era una prescrizione chiara, tant’è che già all’epoca era “stata richiesta un’integrazione delle aree pubbliche e private destinate al loro reimpianto”. 
A dirlo direttamente il prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, dopo il tavolo convocato lunedì mattina alla presenza di Anas, del consorzio Coedisal aggiudicatario dell’appalto, degli uffici regionali dell’Assessorato all’Agricoltura e di alcuni Comuni coinvolti. In quella sede, è tornata a ribadirlo pure la Sovrintendenza ai beni paesaggistici, che a quell’opera di ampliamento a quattro corsie dei 16 km del tracciato non ha rilasciato un parere favorevole tout court, ma un parere condizionato da almeno quattro prescrizioni. Se le prime tre sono già superate, quella che rimane in piedi è proprio relativa agli 8mila alberi che dovranno essere espiantati. Vige l’obbligo di reimpianto, infatti, per gli ulivi che hanno un diametro maggiore ai 30 cm, che, tra l’altro, sono l’80% delle piante che dovranno essere sradicate. 
Certo, in nessuna di quelle prescrizioni si è specificato la necessità di conservare gli ulivi in loco, nel Salento. Ma già nella riunione di venerdì scorso in Provincia, il presidente Antonio Gabellone l’ha rimarcata. Nonostante tutto fosse nero su bianco da anni, però, solo a pochi mesi dall’avvio dei lavori Anas è uscita allo scoperto. Solo ora che i numeri sono venuti a galla grazie a un’inchiesta giornalistica di Telerama. Però, sempre Anas, dice e ribadisce di non avere soldi a sufficienza per ricollocare quasi tutte le piante. Ha stanziato soltanto un milione e mezzo di euro che basterà solo per reimpiantare i 250 ulivi monumentali già censiti e i 1.500 ordinari, di cui è stata già presentata richiesta da parte di comuni e privati ex proprietari. Se, stando ai suoi calcoli, l’espianto di ogni ulivo costa intorno ai 750 euro, bisognerebbe trovare ulteriori 3 milioni di euro per salvare gli altri 4mila alberi, numero ridotto in seguito all’accoglimento delle prescrizioni. 
 
Tiziana Colluto