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La storia del teatro Apollo nei disegni dell’archivio storico comunale

Non tutti sanno che alcuni dei dettagli architettonici previsti dal primo progetto, che risale agli inizi del ‘900, non furono mai realizzati 

 

Per comprendere meglio la storia del teatro Apollo, che parte ufficialmente nel 1911, abbiamo scelto di analizzare i disegni custoditi presso l’archivio storico comunale di Lecce, curiose istantanee d’altri tempi da cui è possibile ricostruire le tappe fondamentali dell’evoluzione dell’edificio. Si tratta in sostanza di una serie di disegni diversi per supporto, formato e scala grafica dai quali emergono anche dettagli architettonici che non furono realizzati. Nel primo disegno è rappresentato quello che in gergo è l’inquadramento della zona con una parte del castello, dell’istituto “Costa” e delle case operaie che furono abbattute per realizzare il teatro; a tratteggio l’intera area che sarebbe stata occupata dall’Apollo. Siamo agli inizi del ‘900. 

Ben quattro tavole sono invece riservate ai prospetti; di queste, due riguardano la facciata verso l’attuale via Trinchese, una è relativa al grande prospetto principale e l’ultima è quella con la facciata verso l’attuale Zara. Il prospetto principale reca in basso la firma del committente e costruttore “Vincenzo Cappello fu Carmelo” ed è diverso da quello che sarebbe stato effettivamente realizzato. Manca infatti l’intero piano attico riccamente decorato e così pure differenze si rivelano nella decorazione di quella sorta di mezzanino collocato sopra le porte principali di accesso al teatro. 

Il prospetto laterale, riferibile al progetto da cui è tratto il prospetto precedente, è suddivisibile in tre parti in quanto alle coperture (al centro la grande calotta ribassata sopra la sala); la parte inferiore è invece scandita da quattro paraste doppie a tutta altezza distribuite secondo un ritmo A-B-A con la campata centrale più larga. Risalente al 1926 è invece l’ultimo prospetto in cui l’edificio appare come un lungo volume che verso via Trinchese presenta un portico a colonne (non realizzato) su cui è una loggia a cielo. La successione delle tavole si completa poi con due planimetrie in cui sono visibili la sala, il palcoscenico, i camerini, il foyer. 

 

Fabio Antonio Grasso