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Caso Tecnova, “spezzate” catene degli schiavisti

Decapitati i vertici della società spagnola che aveva ridotto in schiavitù 800 lavoratori migranti nei campi fotovoltaici del Salento
“La gente sta chiedendo i guanti, ieri c’era un nero con le mani piene di sangue perchè lavorano senza guanti”. “Qui non devi chiedere le cose, che si arrangino”. 
Questa è una delle intercettazioni più significative che emergono dalle 47 pagine di ordinanza firmata dal gip Maurizio Saso e che mette a nudo la crudezza delle relazioni tra gli amministratori di Tecnova e i dipendenti schiavizzati nei campi fotovoltaici del leccese e del brindisino. Chiedevano il pagamento degli stipendi arretrati, hanno trovato pugni. I frammenti delle telefonate, assieme alle deposizioni effettuate direttamente dai lavoratori, danno sostanza e terreno inoppugnabile ai capi d’imputazione contestati, pesantissimi. Vanno infatti dall’associazione per delinquere, riduzione e mantenimento in schiavitù, estorsione, favoreggiamento della condizione di clandestinità di cittadini extracomunitari, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato.
Le indagini sono state condotte dalla Guardia di finanza di Brindisi e dalla Squadra Mobile di Lecce, sotto la supervisione delle procure leccese e brindisina e della  Direzione Distrettuale Antimafia. E, nella notte del 19 aprile, hanno fatto scattare le manette ai polsi di nove persone, tutti soci, amministratori, segretarie, capicantiere e consulenti della società spagnola. Altre sei risultano al momento latitanti, ma sulle loro teste pende ora un mandato d’arresto europeo. Sotto sequestro preventivo sono finite, invece, le quote societarie, oltre alle attrezzature. Di mezzo c’è pure una presunta truffa, perchè l’azienda avrebbe dichiarato falsamente di aver concluso i lavori sui cantieri alla fine dell’anno, per tentare di ottenere 10milioni di euro di fondi pubblici come previsto per legge.
Un vaso di Pandora che promette altre sorprese. “Il cerchio non si è chiuso”, sentenziano non i tribunali, ma i lavoratori. Nel frattempo sono venuti a galla episodi gravissimi, come quello che ha coinvolto David che, sollevando una struttura di metallo, si era rotto un dito della mano ma non aveva potuto andare in ospedale e era stato costretto continuare a lavorare. Contestato anche il delitto di favoreggiamento al fine di trarre profitto della permanenza nel territorio dello stato di cittadini stranieri irregolari, tanto da far emergere l’esistenza di una vera associazione per delinquere.
Autentica factotum ed esecutrice materiale dei disegni criminosi -come viene definita nell’ordinanza- la responsabile amministrativa Manuela Constabile. Tutto nero su bianco, ora, a dare giustizia alle proteste dei lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare, i primi dieci già a novembre. Gli spagnoli lo sapevano. Parlando di un ragazzo che era ritornato in Marocco, dopo aver sporto querela, un responsabile di cantiere dice ad un altro: “Lo prendi, gli spezzi le gambe, quello che vuoi… perchè la ritiri, fai quello che vuoi, ma che la ritiri…”
Tiziana Colluto