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Canapa mania

La legge n. 242/2016, entrata in vigore il 14 gennaio scorso, ha introdotto numerosi incentivi per la coltivazione della Cannabis sativa per uso industriale (ovvero con una percentuale di THC pari o inferiore allo 0,6%), una materia prima vegetale che si rivela preziosa nell’edilizia come anche per la prodizione di materiale tessile, carta, generi alimentari, biodiesel fino alle batterie elettriche, accessori per auto e stampe 3D 

 

L’ultimo trend in agricoltura? Coltivare canapa per uso industriale. In realtà non è proprio una novità per un Paese che fino ai primi del ‘900 ne era il secondo produttore mondiale, giusto dietro all’Unione Sovietica, con oltre 100mila ettari di terreni coltivati. Cifre considerevolmente diverse da quelle attuali, dal momento che ad oggi si parla di appena 3mila ettari dedicati alla coltivazione della Cannabis sativa. 

Tuttavia, l’incremento c’è ed è notevole così come viene avvalorato dai numeri: negli ultimi tre anni, secondo le stime della Coldiretti, si è assistito ad un aumento della produzione pari al 200%. E i motivi sono tanti: a partire da finanziamenti e sostegni legislativi a favore di chi coltiva la canapa, per arrivare alla varietà di usi per cui questa pianta può essere sfruttata: dall’edilizia all’abbigliamento, dalla birra ai cosmetici, dai saponi alla carta. 

Ostacolata per decenni dalla progressiva industrializzazione e dall’avvento del boom economico -che hanno imposto al mercato le fibre sintetiche- insieme ad una campagna denigratoria verso questa pianta legata al concetto di sostanza stupefacente, oggi la canapa prova una personale risalita. Complice anche una riscoperta sensibilità da parte di molti agricoltori verso un’agricoltura sostenibile e un’alimentazione quanto più naturale possibile, il settore ha subìto una forte impennata, da cui potrebbero generarsi positive ricadute a livello occupazionale. 

A beneficiarne, oltre al comparto agricolo, pure il tessile e l’edilizia grazie alla resistenza e alla flessibilità consentite da queste fibre. Dalla canapa, ad esempio, si ottengono eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia con cui si garantisce un’alta capacità isolante tanto dal caldo quanto dal freddo, a cui si somma la capacità della canapa di assorbire anidride carbonica. Per quel che concerne i riscaldamenti si può ricorrere al pellet di canapa per una combustione pulita. E poi c’è il variegato mondo dell’alimentazione: dai biscotti ai taralli, dalla farina all’olio, le cui proprietà benefiche sono state certificate dal Ministero della Salute e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il seme di canapa e gli alimenti derivati contengono, infatti, proteine che comprendono tutti gli amminoacidi essenziali, in proporzione ottimale e in forma facilmente digeribile. Infine, dalla canapa -fa sapere la Coldiretti- si ricavano tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. 

 

Le principali novità della nuova legge

 

Dal 14 gennaio scorso è entrata in vigore in Italia la legge n. 242/2016, che prevede le “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”. Finalità del dispositivo di legge è “il sostegno e la promozione della coltivazione e della filiera della Cannabis sativa, quale coltura in grado di contribuire alla riduzione del consumo dei suoli e della desertificazione e alla perdita di biodiversità, nonché come coltura da impiegare quale possibile sostituto di colture eccedentarie e come coltura da rotazione”. In questo modo alla canapa si riconoscono importanti proprietà naturali, di sostenibilità ambientale e di protezione generale del patrimonio biologico.

Tre sono i punti principali della nuova legge: innanzitutto, all’articolo n. 2, la coltivazione di canapa è consentita senza necessità di autorizzazione; al contrario di quanto avveniva in precedenza, dunque, con l’agricoltore costretto a comunicare l’avvio dell’attività alla più vicina caserma delle Forze dell’ordine, con la legge n. 242 ogni singolo coltivatore potrà far partire la produzione in maniera autonoma e libera. 

Altra novità introdotta è quella relativa al limite massimo di THC (Tetraidrocannabinolo) che passa dallo 0,2% allo 0,6%. Come precisato dall’articolo n. 4, comma 5, qualora all’esito del controllo da parte delle Forze dell’ordine il contenuto complessivo di THC risulti superiore allo 0,2% ma confinato entro lo 0,6%, all’agricoltore non viene addebitata alcuna responsabilità. Dal punto di vista penale la situazione resta invariata anche qualora le analisi stabiliscono che sia stato superato il limite dello 0,6%. In questo caso il coltivatore non ha alcuna responsabilità, ma le autorità giudiziarie possono predisporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa. A questo scopo, il coltivatore ha l’obbligo di conservare i cartellini di acquisto della semente per un periodo non inferiore ai 12 mesi. 

Terza ed ultima peculiarità della legge n. 242 è la previsione di un finanziamento, da parte del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, di massimo 700mila euro “per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa”. 

 

Alessio Quarta