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La scuola calcio tra gioco e talento: parla Raffaele Zezza

Il salentino ex osservatore della Lazio, oggi alla “San Luciano Tricase”, racconta l’evoluzione dello sport più popolare al mondo

 

​Il calcio giovanile volta pagina. Lo sa bene Raffaele Zezza, stimato ex osservatore della Lazio, che oggi mette la sua esperienza al servizio della Scuola Calcio San Luciano Tricase. Lo abbiamo incontrato per capire come si è evoluto il settore.

Direttore, qual è la differenza principale tra le scuole calcio di ieri e quelle di oggi?
“In passato dominava il volontariato. Ci si allenava su campi spartani, spesso sotto la guida di genitori o ex giocatori senza qualifiche specifiche. L’obiettivo era l’aggregazione, ma la formazione tecnica era rudimentale. Oggi le scuole calcio sono diventate strutture professionali che puntano allo sviluppo scientifico del talento”.

Cosa trova un ragazzo che si iscrive oggi alla “San Luciano Tricase”?
“Un ambiente multidisciplinare. Non c’è solo il campo, ma un team di allenatori qualificati Uefa e laureati in Scienze Motorie. Usiamo la tecnologia: analisi e dati statistici sono ormai fondamentali per monitorare la crescita dei ragazzi”.

​ Anche le infrastrutture hanno fatto un salto di qualità?
“Certamente. Disponiamo di campi in erba sintetica di ultima generazione. A tal proposito, voglio ringraziare il responsabile, mister Sandrino De Giuseppe, e i soci fondatori. Un plauso va anche alle amministrazioni comunali, come quella di Miggiano, che ha appena ultimato i lavori di ristrutturazione del campo sportivo: investire in strutture moderne significa rendere felici i bambini e tutto il territorio”.

​ Qual è la sfida per il futuro?
“Le scuole calcio oggi sono ‘fabbriche di talenti’ che formano l’atleta a 360 gradi, anche come uomo. La vera sfida, però, resta l’equilibrio: dobbiamo mantenere alta la professionalità senza mai dimenticare che, per un bambino, il calcio deve restare innanzitutto una passione”.

Davide Ruberto

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