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Un lago di polemiche

Oasi naturale ricca di flora e fauna, o area in degrado da recuperare e trasformare in un parco? Sulla cava dismessa in località San Vito a Sanarica è in atto un braccio di ferro tra le associazioni ambientaliste del Salento e l’Amministrazione comunale in merito al progetto di recupero, i cui lavori dovranno essere conclusi entro la fine dell’anno e che -a detta degli ambientalisti- rischia di stravolgere l’ecosistema naturale che si è creato nell’area 
 
Da qualche tempo la cava dismessa in località San Vito a Sanarica (precisamente sulla strada per Poggiardo) è oggetto di una contesa tra due opposte fazioni: da una parte l’Amministrazione comunale guidata dal primo cittadino Vittorio Aprile, che nel 2011 si è vista finanziare dalla Regione Puglia (per un milione di euro) un progetto per il recupero dell’area e la sua trasformazione in un parco cittadino. Dall’altra le associazioni ambientaliste Legambiente Otranto, Forum Ambiente e Salute del Salento e Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio, che sostenuti dall’onorevole Diego De Lorenzis del Movimento 5 Stelle, denunciano la presenza di un vero e proprio ecosistema naturale intorno all’area del laghetto che si è venuto a creare con l’acqua piovana; un patrimonio di flora e fauna (tra cui alcune specie di volatili protetti dalla Direttiva Uccelli 79/409 CEE e dalla Direttiva Habitat 92/43 CEE) che il progetto di riqualificazione rischierebbe di stravolgere irrimediabilmente. 
In particolare il 19 maggio scorso De Lorenzis ha scritto all’assessore regionale all’Assetto del Territorio (nonché vicepresidente della Regione Puglia) Angela Barbanente per chiedere allo stesso ente regionale non di impedire ma di modificare il progetto approvato grazie al bando “Il mondo che vorrei”, in modo che sia realmente ecosostenibile. Il progetto originale, infatti, prevede la creazione di parchi giochi per bambini, strutture, edifici per bar ed altri servizi, linee di illuminazione hi-tech, un argine per tentare di dividere la parte della cava che verrebbe destinata ad accogliere le acque pluviali dalle aree destinate alla fruizione pubblica dei bambini e adulti. Inoltre un laghetto artificiale da alimentare con pozzo artesiano, alimentato con pannelli fotovoltaici. Nella stessa missiva De Lorenzis chiede dunque l’utilizzo di muretti a secco invece del cemento, nonché di evitare il pozzo artesiano, mantenendo la naturale vocazione della cava di essere un bacino in grado di accogliere le acque piovane provenienti dalla città. 
Il sindaco Aprile dal canto suo sostiene che l’area non è affatto una riserva naturale come vogliono far credere e che il progetto di recupero consentirà una reale fruizione da parte dei cittadini, senza stravolgere il contesto ambientale. Fatto sta che la presenza di uccelli quali Cicogne bianche, Gallinelle d’acqua, persino Cigni, Svassi tuffetti, Ibis mignattai, Cavalieri d’Italia, Garzette, Alzavole, Marzaiole, Germani reali, Spatole, Piro piro, Combattenti, Mignattini, Sterne è stata ampiamente documentata dalle immagini di diversi fotografi tra cui Enrico Di Marzio, che le ha recentemente esposte a Poggiardo. 
In attesa che l’Assessorato reginale all’Assetto del Territorio e l’Autorità di Bacino si esprimano in merito, continua -soprattutto sui social network- la battaglia per San Vito. 
 
 
“Sì alla riqualificazione di San Vito, ma va preservato l’ecosistema che si è creato”
 
Salvare l’oasi naturale di San Vito, rivedendo il progetto che si sta realizzando in quell’area, divenuta oggi recapito finale delle acque pluviali di Sanarica: è questa la richiesta del Forum Ambiente e Salute, che intende preservare una distesa d’acqua e terra circondata da prati e pareti rocciose.  “Ci sono le condizioni per farne un’oasi naturalistica -spiega Oreste Caroppo, portavoce del Forum-. Il paesaggio è stupendo: intorno al lago è nato un viavai di appassionati che arrivano muniti di binocoli e fotocamere per osservare flora e fauna. È la dimostrazione che si possono realizzare delle infrastrutture creando dei luoghi d’attrazione. A Sanarica -prosegue- si è creato un fenomeno bellissimo. Il coinvolgimento ‘mediatico’ (giornali e web) è nato solo dopo quello ‘dal vivo’. Così è nata la nostra passione: un’opera dell’uomo che diventa un’opera naturale”. 
E anche sulle “ricette” da utilizzare l’ambientalista magliese non ha dubbi: “Attorno alla cava sono presenti ibis, cicogne bianche, anatre, gallinelle d’acqua. Vogliamo coinvolgere anche l’Università. Neanche alle Cesine si vedono così tanti esemplari”. C’è però un iter che sembra stia andando in tutt’altra direzione. Da qui nasce il tentativo di convincere le istituzioni a rivedere questo intervento. “Inizialmente -ricorda Caroppo- tramite Legambiente abbiamo avuto un incontro che definirei costruttivo: ci rassicurarono che l’assessore regionale alla Qualità e all’Assetto del Territorio Angela Barbanente avrebbe modificato il progetto. Ma l’Amministrazione comunale di Sanarica non era d’accordo e ad un certo punto sono arrivati i caterpillar e i cartelli dei cantieri. Nel frattempo la Barbanente ci ha promesso che ci avrebbe fatto sapere qualcosa, ma ad oggi ancora nulla. Il momento democratico che si era creato è stato stracciato. I finanziamenti ottenuti per la realizzazione dell’opera ammontano a un milione di euro, ma il funzionamento della cava dismessa deve allo stesso tempo coniugarsi con il mantenimento dell’ambiente naturale”. 
L’appello di Caroppo è chiaro: “Modificate la parte di questo progetto che riguarda la salvaguardia dell’ecosistema creatosi. Ci sono le condizioni per chiedere all’assessore Barbanente, che è anche vicepresidente della Regione, un decreto per realizzare sentieri sterrati, muretti a secco, strutture in legno e terreni attrezzati nella parte alta per godere del panorama meraviglioso di San Vito. Gli interventi con mezzi meccanici dovranno limitarsi a zone circoscritte e da bonificare”. 
Infine chiediamo ad Oreste Caroppo se sul ripensamento delle Amministrazioni coinvolte è fiducioso: “Con la dolina di Maglie si è ottenuto qualcosa in una situazione analoga. Abbiamo chiesto alla Regione Puglia la modifica di un progetto attorno ad un’area archeologica. Ora lì non c’è il cemento che avevano previsto, ma un muretto a secco. Ciò è stato possibile -conclude Caroppo- grazie al dialogo tra il Forum Ambiente e Salute, il Coordinamento Civico per la Tutela del Territorio e la Salute del Cittadino di Maglie, l’assessore Barbanente e la Sovrintendenza”.
 
Stefano Manca