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Scuola, rientro gelido dalle vacanze

A seguito della riforma Delrio la Provincia di Lecce non ha più fondi per garantire il riscaldamento degli istituti del capoluogo. E i dirigenti scolastici lanciano l’allarme

 

Nei mitici anni ’60 circolava una canzone di Nada intitolata Ma che freddo fa. Al ritmo di questa musica quindi si potrebbe magnificamente descrivere l’attuale situazione delle scuole del capoluogo e più in generale di quelle salentine i cui allievi sono “condannati” al freddo e al gelo, all’indomani del rientro dalle vacanze. Questa atmosfera un poco “presepiale” scaturisce dalla recente riforma delle Province che di fatto non sono state abolite ma di certo svuotate di poteri e denari. Non fondi di secondaria importanza perché si parla dei soldi necessari a pagare le bollette di luce e acqua ovvero di quei servizi, ribadiamolo, che sono primari in quanto rendono normale la vita di chiunque. 

A sentire le dichiarazioni dei principali soggetti interessati, ovvero il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone e i vari dirigenti scolastici, è chiaro che tutti auspicano una soluzione rapida della questione. Sperano quindi tutti e a tutti i livelli, in sostanza. Sperano nel bel tempo, sperano nell’arrivo dei fondi, nel chiarimento della legge Delrio sulla riforma delle Province così come i dirigenti scolastici, in particolare, sperano in una normalizzazione, quasi un riequilibrio dei poteri, inclusi quelli di spesa, che diano maggiore autonomia agli istituti scolastici. Qualcuno di quei dirigenti propone inoltre di costituire un coordinamento delle scuole per presentarsi al Ministero con il presidente Gabellone. 

La Provincia -e su questo non ci piove- dovrà tagliare il 40% delle risorse in bilancio destinate ai servizi. Meglio dei numeri può una dichiarazione del presidente Gabellone: “Saremo costretti all’interruzione di pubblico servizio”. E ancora più chiaro è stato il dirigente del Servizio economico finanziario provinciale, Pantaleo Isceri: “Ho due figli al Liceo Scientifico -spiega il dirigente- e c’è il rischio concreto, concretissimo che si resti senza gasolio per i riscaldamenti. Se il taglio resta così sostanzioso, ma anche se lo riducessero a 10 milioni, non sapremmo come acquistare il gasolio per le scuole”. 

E i ragazzi, gli studenti? Di certo non rimarranno alle finestre a guardare tanto più che le finestre è meglio tenerle chiuse con questo freddo. A loro, al momento, non rimane altro che ballare per riscaldarsi e magari proprio al ritmo della canzone di Nada. 

 

Fabio Antonio Grasso