Prove tecniche d’estate, tra erosione, sporcizia e lidi chiusi

Il ponte del 1° maggio ci ha proposto belle giornate con temperature alte e sono arrivati i primi turisti sulle coste pugliesi. Ma non tutto è filato liscio
 
Nonostante il termine “destagionalizzazione” sia la parola d’ordine più invocata dagli addetti ai lavori del settore turistico, bisogna fare i conti con diversi ostacoli. Negli ultimi tempi non sono infatti pochi i tratti di costa interessati dallo stravolgimento dovuto all’erosione: un evento naturale, accelerato dall’azione dell’uomo (cementificazione in primo luogo) che cambia la fisionomia di molte marine, e con cui ogni hanno si misurano istituzioni e imprenditori balneari, impegnati al ripascimento delle spiagge. Una problematica questa che implica, oltre a risorse e interventi, un congiunto cambiamento dell’approccio culturale al “sistema ambiente”. 
Ennesima sfida al settore trainante dell’economia salentina, l’annoso problema della pulizia dei litorali: da manuale l’esempio della spiaggia libera delle Cesine, dove immagini scattate in questi giorni documentano una situazione di degrado in netto contrasto con l’area dell’omonimo Parco Naturale, curato e pulito, che non sfugge all’occhio dei numerosi estimatori del Salento. Come non è sfuggito il fatto che molti  lidi e strutture balneari siano rimaste chiuse, non creando così quel circuito necessario e importantissimo per attuare la destagionalizzazione dei flussi turistici.
 
Assobalneari: “Dobbiamo combattere contro la natura e la burocrazia”
 
Investito direttamente dalle questioni riproposte dall’avvio della stagione, Mauro Della Valle, presidente di Assobalneari Salento e vicepresidente di FederBalneari Italia, chiarisce alcuni punti.
I turisti hanno trovato i lidi chiusi, nonostante si parli spesso di destagionalizzazione. Come mai?  
Purtroppo alcune strutture sono state impreparate in queste festività fondamentalmente per ragioni meteorologiche: molti lidi richiedono una manutenzione resa impossibile dalle cattive condizioni  del tempo che hanno fatto saltare diversi eventi come quelli previsti nel  periodo pasquale. 
L’inizio dei preparativi estivi mette sotto i riflettori l’annosa questione dell’erosione costiera. 
Questo fenomeno sta mettendo in seria difficoltà l’imprenditoria balneare soprattutto salentina per la morfologia del nostro territorio, costituito da spiagge basse. Da 4-5 anni a questa parte il fenomeno ha subito un’accelerata, a ciò concorrono una serie di fattori, primo tra tutti l’inversione delle correnti: mentre prima provenivano principalmente da quadranti Nord, ora  arrivano per lo più da Sud. Il punto è che le nostre coste non hanno difese: manca una “manutenzione ordinaria marina”, probabilmente per gli elevati costi. In primo luogo bisognerebbe ricostituire la battigia (c.d. duna costiera) con dei ripascimenti di sabbia, capaci di smorzare la forza cinetica delle onde.
Quali le azioni a breve, per porre rimedio al problema? 
Le soluzioni sono diverse. A Porto Cesareo ad esempio sono stati collocati, sulla battigia, dei geosacchi di sabbia che  hanno ricostituito la duna costiera. Come Assobalneari Salento, ci siamo consorziati per affrontare in modo serio il problema. Tra le prime azioni abbiamo acquistato, spendendo oltre 180mila euro, una draga che ci permetterà di prendere la sabbia  e riportarla sulla spiaggia, supplendo da privati, alle carenze della politica. Tuttavia, la Regione continua a metterci paletti e prescrizioni sull’inibizione della costa: gli stessi operatori sono ricorsi al Tar per far comprendere che è loro intenzione proteggere parte delle falesie e dei costoni. 
 
M. Maddalena Bitonti