Porto Miggiano, i lavori della discordia

Per la terza volta nell’arco di dieci mesi Belpaese torna ad occuparsi della splendida località alle porte di Santa Cesarea Terme. Al centro delle polemiche questa volta sono i lavori di messa in sicurezza del costone roccioso, il cui progetto e modalità di esecuzione -nonostante le rassicurazioni del sindaco Daniele Cretì- non convincono tutti, al punto che i Carabinieri del Noe sono recentemente intervenuti per effettuare i relativi controlli 
 
Ancora Porto Miggiano. Nel giro di dieci mesi è la terza copertina che Belpaese dedica alle vicissitudini che hanno come protagonista la località appartenente al Comune di Santa Cesarea Terme. La nostra non è certo morbosità, ma è solo la volontà di fare chiarezza su una questione sempre più complessa che riguarda una delle zone turistiche preferite dai salentini e dai turisti che in primavera ed estate visitano il nostro Salento. D’altronde, il sempre alto clamore mediatico e la costante attività di protesta di movimenti e associazioni ambientaliste, alcune nate ad hoc (come il Comitato Tutela Porto Miggiano), giustificano la nostra attenzione sull’argomento. 
Recentemente sono iniziati i già previsti lavori di consolidamento e messa in sicurezza della falesia di Porto Miggiano e di fruibilità della spiaggetta. Nonostante le ripetute rassicurazioni del sindaco Daniele Cretì, molti restano i dubbi delle associazioni ambientaliste che, in un primo tempo, vedevano gli interventi come la base per la realizzazione di nuove strutture recettive per turisti, ma che adesso li giudicano troppo invasivi e, forse, addirittura peggiorativi per la fragilità del costone. Dubbi e perplessità che sono stati alimentati dal presunto progetto di realizzazione di un porto turistico, al termine dei lavori di consolidamento. 
L’intervento dei Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (Noe) è stato ben accolto dagli ambientalisti che, con le loro proteste, è come se avessero invocato il loro arrivo; i loro accertamenti potranno stabilire se i lavori sono davvero troppo invasivi e se il progetto sta rispettando la legge. Ad ogni modo, la miccia è stata accesa, la protesta (specie sul Web) è divampata nuovamente e molti si chiedono ancora come è stato possibile costruire due grandi strutture turistiche a poche decine di metri da una falesia giudicata instabile e pericolante. I salentini hanno dimostrato di amare Porto Miggiano e per questo non possiamo esimerci dal fornire loro un’informazione chiara e imparziale, vigilando attentamente affinché i lavori possano essere compiuti a regola d’arte. 
 
 
Belpaese e Porto Miggiano, un reportage lungo dieci mesi 
 
Le sorti di Porto Miggiano sono state seguite sempre in maniera costante e approfondita, ma la prima volta in cui è stata dedicata una copertina è stato il 16 aprile dello scorso anno. In quell’occasione trattammo il via libera del Tar alla costruzione di un grosso complesso turistico-ricettivo presso località Serricella, situata a monte di Porto Miggiano, il famoso comparto 13. Presentammo il parere negativo di Legambiente e Italia Nostra, l’impossibilità di intervento dell’ente Parco Otranto-Leuca e dell’Amministrazione comunale, e si palesò per la prima volta la richiesta di un porto turistico. 
La seconda copertina è datata 6 agosto 2011. Fu quella la prima volta in cui comparve forte la protesta dei componenti del Comitato Tutela Porto Miggiano, fautore di una serie di sit-in per la salvaguardia di tutto quel territorio. Anche in quell’occasione l’Amministrazione comunale confermò di avere le mani legate e di dover sottostare a quanto stabilito dai giudici.

Alessandro Chizzini