Omicidi, attentati e intimidazioni: la black list della violenza mafiosa in Salento

Gli ultimi fatti di sangue a Casarano e Copertino hanno destato molto scalpore, ma negli ultimi anni anche a Lecce, Gallipoli, Porto Cesareo, Carmiano e Nardò la criminalità organizzata ha lasciato il segno 

 

Marzo 2003, cinque colpi di calibro 9 per uccidere Antonio Fiorentino all’interno del suo bar, il “Papaya” di Lecce. La Magistratura riteneva questo, almeno fino all’uccisione della settimana scorsa di Potenza, l’ultimo omicidio firmato dalla Sacra Corona Unita, 13 anni fa. Per quell’agguato fu condannato in via definitiva il boss Salvatore Caramuscio di Surbo, protagonista di una lunga latitanza e deceduto proprio alcune settimane fa dopo una lunga malattia nell’ospedale di Chieti. 

Da quella data le pistole avevano continuato ad sparare, ma sostanzialmente per attriti personali: è il caso dell’omicidio di Salvatore Padovano a Gallipoli, nel settembre 2008, avvenuto davanti alla pescheria “Il paradiso del mare”. Ad ordinare l’assassinio sarebbe stato il fratello Pompeo Rosario, secondo quelli che sono gli esiti dell’inchiesta sinora condotta. Nel dicembre 2010 era toccato a Lucio Vetrugno essere freddato con un unico, precisissimo, proiettile calibro 7.65 sparato all’interno della sua masseria nelle campagne di Copertino. In questo caso, l’ipotesi prevalente è quella di un conflitto per un debito di denaro, probabilmente con qualche boss del brindisino. 

In mezzo tanti altri episodi di criminalità organizzata, più o meno collegabili alla Sacra Corona Unita, ma che fanno percepire come il tessuto sociale del territorio sia comunque costantemente nel mirino di tensioni trasversali. Tra maggio e giugno 2012 Porto Cesareo salì agli onori della cronaca per un paio di ordigni rivolti contro lo studio dell’ingegnere Cataldo Basile e contro l’abitazione dell’allora, ed attuale, primo cittadino Salvatore Albano. Da più parti si pensò che il motivo alla base degli attentati dinamitardi fosse da ricondurre alle variazioni del Pug, strumento fondamentale per lo sviluppo turistico di una delle marine più importanti e frequentate del Salento. Ad ottobre 2015 Porto Cesareo era stata scossa da due nuovi episodi allarmanti: l’incendio del bar “Alexander” in pieno centro, già in passato vittima di altri atti intimidatori, e l’ordigno rudimentale piazzato in un’abitazione in via dei Bacini. 

Le bombe hanno alzato la voce, troppo spesso, anche a Carmiano: ben quattro nei primi sette mesi del 2016. Prima un’impiegata comunale, poi un commerciante, quindi a maggio una bomba carta contro la vetrina del “Burlesq”, rinomato locale della zona, e a luglio l’ordigno posto sotto il Doblò di un giovane del posto. A maggio del 2016 anche Nardò era finita in prima pagina per il tentato omicidio di Gianni Calignano, 27enne del posto, per cui sono finiti in manette Angelo Caci, originario di Gela in Sicilia, Francesco e Giampiero Russo, di 64 e 27 anni, entrambi del luogo. Turismo di mira anche a Gallipoli, dove ad agosto di quest’anno venivano sparati cinque colpi di pistola contro la porta d’ingresso della discoteca “Le cave”, in contrada Li Monaci.

Nemmeno il capoluogo di provincia è rimasto fuori da questa escalation di violenza variegata. A novembre del 2015 prima venne gambizzato un pregiudicato e, pochi giorni dopo, si registrò una sparatoria tra persone a bordo di automobili nella Zona 167. Pistola facile anche quella che venne indirizzata, nel febbraio di quest’anno, contro la saracinesca del bar San Lazzaro, colpita da sette proiettili. Per non parlare dei tantissimi incendi sospetti di autovetture da Nord a Sud di questa terra che torna a respirare pesantemente l’aria putrida della criminalità organizzata. 

 

Alessio Quarta