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Invalidità e finanziaria 2010: esistono i “falsi Down”?

La scelta di innalzare la percentuale per ottenere la pensione di invalidità (dal 74% all’85%), rischia di non colpire i truffatori, quanto piuttosto chi usufruisce di questo minimo sostegno dallo Stato. A farne le spese potrebbero essere infatti le persone affette da sindrome di Down
 
Nonostante il plauso di Bruxelles per una finanziaria che impone forti sacrifici alle casse dello Stato, l’impopolarità per un provvedimento così radicale cresce di ora in ora. Oltre alle Regioni e alle Province autonome, che in un raro afflato unitario hanno accusato l’azione di Tremonti di incostituzionalità, si sono fatte sentire nei giorni scorsi anche le associazioni che operano con i disabili. Il 1° luglio a protestare saranno Fand (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle persone con disabilità) e Fish (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), le due Federazioni che raggruppano le maggiori associazioni italiane di persone con disabilità e dei loro familiari e che in quell’occasione presenteranno soluzioni alternative per aumentare l’efficacia del piano di verifiche sulle invalidità (500mila controlli in tre anni) previste dal decreto del governo, “suggerendo l’adozione di misure antielusive sulle agevolazioni fiscali riservate ai veri invalidi”. 
Il problema nasce da quanto già affrontato da Belpaese nei numeri scorsi, e cioè nell’individuazione dei cosiddetti “falsi invalidi”, una operazione necessaria ma che rischia di trascinare con sé quanti invece hanno realmente bisogno del sussidio statale. È il risultato dell’innalzamento dal 74% all’85% della percentuale necessaria per ottenere la pensione di invalidità. “Quasi tutti i 38mila Down italiani hanno un handicap riconosciuto del 75% e resteranno quindi tagliati fuori dal contributo. Si tratta di 256 euro al mese. La finanziaria li ha cancellati così, in due righe“, spiega Pietro Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap.
E anche il quotidiano Avvenire rincara la dose: “La mannaia s’abbatterà sulla spesa per i disabili, ma, ad esempio, non più sui costi delle Province (neppure quelle poco più grandi del quartiere di una città). Così, nella beata illusione di colpire pochi falsi invalidi, si bastoneranno molti fra quelli veri, visto che ai primi le novità della prossima finanziaria cambieranno poco, non fosse perché chi truffava prima non smetterà di farlo adesso soltanto per un cambio di percentuale”. 
Eppure il risparmio non dovrebbe essere così notevole, si parla soltanto di 30 milioni di euro, mentre altre sono le cifre che riguardano gli invalidi, cioè 256 euro per 13 mesi per un totale di 3.336 euro all’anno. A tanto ammonta l’assegno di invalidità concesso, finora, a coloro per i quali, dai 18 ai 65 anni, è stata riconosciuta un’invalidità valutata dal 74% al 99%. Ma, se il disabile lavora o possiede un reddito superiore a 4.408,95 euro l’anno, l’assegno rimane nelle casse dello Stato. In questa situazione si inserisce l’allarme lanciato da Coordown, il coordinamento nazionale delle persone affette da Trisomia 21 o sindrome di Down: “Le tabelle riconoscono alle persone con sindrome di Down un’invalidità pari al 75%. Quanto previsto nella manovra escluderebbe tutti i disabili che non superano l’85% dall’usufruire dell’assegno mensile, che pur non avendo un importo elevato, è comunque un sostegno. Dai dati in nostro possesso risulta che soltanto il 10% delle persone con sindrome di Down accede ad un lavoro retribuito, per cui  ne rimarrebbero moltissime senza alcun aiuto”.