Il pittore, saggista e scultore originario di Gallipoli in mostra alla Galleria Capece di Maglie dal 13 al 31 agosto
Cinquanta opere dell’artista Max Hamlet Sauvage in mostra a Maglie. Acrilici, acquerelli e disegni dell’artista originario di Gallipoli comporranno la mostra “Pablo Picasso by Max Sauvage – Guernica e l’omaggio al cubismo” nella Galleria della Fondazione Capece in piazza Aldo Moro 25, a Maglie.
La mostra è visitabile dal 13 (inaugurazione alle 17) al 31 agosto, con aperture solo pomeridiane dalle 16 alle 22. L’evento gode del patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Proloco “Avv. Luigi Puzzovio” e Comune di Maglie.
Sauvage rende un accattivante omaggio al genio di Pablo Picasso, inventore del Cubismo. A partire dalla famosa “Guernica”, che Sauvage celebra con una replica dalle varianti pop, rivisitata per ricordare il 50° anno della scomparsa di Pablo Picasso.
L’arte di Max Hamlet Sauvage nasce da uno sguardo inquieto sul mondo. Uno sguardo che non si accontenta di ciò che appare, che attraversa la superficie delle cose per cercare, dietro la realtà visibile, quella dimensione altra nella quale il sogno, la memoria, il simbolo e l’immaginazione finiscono per confondersi.
È in questo spazio sospeso tra reale e irreale che prende forma la sua ricerca. Una ricerca nella quale surrealismo, cubismo, metafisica e suggestioni pop si incontrano e si contaminano, senza mai dissolversi l’uno nell’altro. Sauvage assorbe linguaggi e suggestioni della modernità artistica e li restituisce attraverso una grammatica personale, riconoscibile, nella quale la deformazione diventa uno strumento di conoscenza.
Le sue figure sembrano spesso emergere da un sogno. Volti scomposti, corpi allungati o ricomposti, occhi che assumono una forza quasi autonoma, animali e oggetti che entrano in relazioni imprevedibili costruiscono una realtà parallela, nella quale le proporzioni consuete vengono sovvertite. Ma quella apparente libertà compositiva non è casuale: dietro la fantasia c’è una precisa volontà di mettere in crisi il nostro modo abituale di guardare.
Anche il colore svolge un ruolo fondamentale. Non è semplice ornamento della forma, né soltanto elemento decorativo. Il colore, in Sauvage, è materia emotiva, energia, tensione. I rossi, i gialli, gli azzurri, i verdi e gli aranci accesi entrano spesso in contrasto tra loro, si rincorrono sulla superficie della tela, delimitano figure e spazi, ne accentuano la dimensione visionaria. Sono colori che sembrano possedere una propria voce.
La tavolozza vivace e talvolta volutamente squillante produce così un curioso cortocircuito: la luminosità del colore convive con l’inquietudine del contenuto. È forse uno degli aspetti più affascinanti della sua pittura. Ciò che a prima vista può apparire giocoso, fantastico, persino ironico, rivela a uno sguardo più attento una tensione più profonda. Il sorriso dell’immagine può nascondere una domanda; la deformazione di un volto può diventare una riflessione sull’identità; l’accostamento apparentemente assurdo di figure e simboli può alludere alle contraddizioni dell’uomo contemporaneo.
Sauvage sembra dirci che per vedere davvero la realtà bisogna talvolta deformarla.
È qui che il rapporto con Picasso e con il cubismo, al centro della personale di Maglie, assume un significato particolare. L’omaggio a Guernica non può essere inteso semplicemente come esercizio di memoria o come citazione di un capolavoro del Novecento. Guernica rappresenta una delle più alte dimostrazioni di come l’arte possa spezzare la rappresentazione naturalistica per restituire, attraverso la frantumazione delle forme, la verità di una tragedia.
Sauvage raccoglie quella lezione e la porta dentro il proprio universo. Non ripete Picasso: lo attraversa. Ne raccoglie la libertà compositiva, la scomposizione del corpo e dello spazio, la forza espressiva della deformazione, ma li sottopone alla propria sensibilità surrealista, al proprio gusto per il fantastico e per l’ibridazione delle forme.
La tela diventa così un luogo nel quale le cose possono accadere diversamente da come accadono nella realtà. Un volto può avere più prospettive contemporaneamente; un corpo può trasformarsi in paesaggio; un animale può diventare presenza simbolica; una figura femminile può essere insieme persona, icona e sogno.
È una pittura che non descrive: evoca.
E proprio per questo non chiede allo spettatore una lettura univoca. Le opere di Sauvage non sono rebus da risolvere, ma immagini nelle quali entrare. Ogni elemento sembra rimandare a qualcosa che non viene completamente detto. Il significato rimane mobile, aperto, disponibile all’interpretazione di chi guarda.
In questo senso, anche la sua dimensione scultorea partecipa della medesima ricerca: la forma non è mai semplicemente volume, ma corpo trasformato dall’immaginazione, materia che cerca una propria identità oltre la figurazione consueta.
La personale alla Galleria Capece offre dunque a Maglie l’opportunità di incontrare un artista che ha costruito nel tempo un universo riconoscibile, nel quale il colore accende la visione, la forma la scompone, il simbolo la approfondisce e il surrealismo la libera.
E forse è proprio questo il modo migliore per accostarsi a Max Hamlet Sauvage: non chiedersi soltanto che cosa rappresenta una sua opera, ma lasciarsi sorprendere da ciò che accade quando la realtà, passando attraverso la sua immaginazione, cessa di essere quella che conosciamo.
Perché nell’arte di Sauvage il mondo visibile non è mai l’ultima parola. Dietro ogni volto c’è un altro volto, dietro ogni forma un’altra forma, dietro il colore una tensione, dietro l’immagine una domanda.
E quella domanda riguarda, in fondo, noi e il nostro modo di guardare il mondo.
Dario Massimiliano Vincenti


