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I Misteri della Settimana Santa in Salento

Tra processioni e Passio Christi, il nostro territorio ha sempre coltivato e coltiva tuttora una ricca tradizione di rappresentazioni sacre che nel periodo pasquale raggiunge l’apice della spettacolarità 

 

Uno dei principali luoghi comuni che circolano sulla Storia occidentale è che il Medioevo fu un’epoca di oscurantismo e di barbarie civile, nonostante secoli di ottima storiografia dimostrino l’esatto contrario. Ma vi è una particolare pratica, molto diffusa nel Salento, che appare capovolgere questa bugia, così tanto diffusa, e frutto di una cattiva letteratura polemica, soprattutto di epoca illuminista, e che dimostra che invece fu proprio l’epoca medievale a riscoprire quelle forme artistiche ed espressive che i secoli, veramente bui, del crepuscolo dell’Impero romano, avevano cancellato. 

Secoli durante i quali la feroce polemica tra paganesimo e cattolicesimo, tra persecuzioni, catacombe e progressiva cristianizzazione di una civiltà nella sua tragica fase calante, si era abbattuta sul teatro, che in epoca tarda, rappresentava i temi licenziosi e misterici di una paganità ormai contaminata dai deliri visionari ed alle estremizzazioni liturgiche delle religioni mediorientali.

Agli strali dei padri orientali della Chiesa, si contrappose in Occidente una riscoperta, invece, di quella forma popolare di comunicazione e diffusione di temi e di storie, che si facevano veicolo della nuova cristianizzazione dell’Europa pagana. Ed il tema sacro venne ampiamente rappresentato con particolare ricorrenza, da rendere in tal modo più efficace, diretta e replicabile, la catechesi degli strati più umili della popolazione e fissare nella memoria in maniera più immediata gli episodi raccontati nei Testi Sacri. 

Particolare diffusione ebbero pertanto quelle relative ai momenti più importanti della vita del Cristo, quelli che si legano ai principali misteri e dogmi della fede cattolica. nascita, morte e resurrezione della seconda persona della Trinità venivano riproposti da compagnie di teatranti, che arricchivano i consolidati canovacci, con fioriture e leggende sacre, facendo divenire tali sacri spettacoli dei veri e propri compendi della cultura e della civiltà di un’epoca -quella medievale- in cui il sacro aveva un primato su tutta l’esistenza umana.

Le sacre rappresentazioni vennero divise in Misteri, ossia le rappresentazioni della vita di Gesù, i, Miracoli, quando si trattava della vita dei Santi o rappresentazioni bibliche, ed in Moralità, quando si metteva in scena la lotta tra vizi e virtù. Fu la fine del Medioevo a sancire la fine delle sacre rappresentazioni, con il rigore moralistico della Controriforma, che cercava di superare in cupezza il plumbeo rigore dei riformati, moralisti e bigotti fino all’esasperazione.

Purtroppo, come era avvenuto nel teatro romano degli ultimi secoli dell’Impero, anche le sacre rappresentazioni avevano subito una involuzione, dal momento che al tema sacro si era sovrapposto quello di critica politica, le derive buffonesche e la caratterizzazioni dei personaggi che divenivano quasi macchiette, trasformando le Via Crucis in improponibili commedie, snaturandone il significato ed il messaggio evangelizzatore che si voleva veicolare e trasformandosi in un altro genere teatrale. 

Fu il Novecento a riproporre la riscoperta delle Sacre rappresentazioni, ed il divieto ecclesiastico ben presto cadde, dinanzi  alla popolarità di un genere teatrale il cui fascino si lega alla particolare portata emotiva della tematica trattata, ed i presepi viventi, come le Via Crucis, come le rappresentazioni della Passio Christi, rinacquero a nuova vita.

A buon diritto ai tradizionali riti della Settimana Santa, ai Sepolcri, alle Processioni, anche nel Salento si è affiancata la Passio Christi, riscoperta in paesi come Salice Salentino, Lizzanello (dove contribuisce il gruppo di archeologia sperimentale “Seconda Legio Augusta”), Guagnano, e tanti altri.

L’antico popolo salentino, che non scorda mai le sue profondissime radici, fu tra i primi, nei primissimi decenni del Novecento, a riproporre le sacre rappresentazioni, dapprima nei teatrini delle case gentilizie, e poi nei teatri parrocchiali, subendo le stesse gli influssi delle mode culturali del momento, l’enfasi filologica di epoca fascista, la ieraticità degli anni ’50, il tentativo di un ritorno forse un po’ stucchevole ad una dimensione povera negli anni ’60 e ’70, la “cristologia sociale” degli anni ’80 e ’90, l’enfasi simbolica degli ultimi decenni. Il teatro sacro come polso della Chiesa, della percezione del sacro in un determinato momento. 

Mentre i Canti della Passione, diffusi soprattutto nella Grecìa Salentina, splendidi a Martano, a Zollino, a Soleto, e le processioni misteriche rispondono a dei protocolli quasi eternati nei secoli, le sacre rappresentazioni mutano, col mutare della Chiesa e della società. Si spera solo che non ne colgano certe derive.

 

Vincenzo Scarpello