Garanzia di insuccesso

Tra ritardi e mancati versamenti di stipendi, in Puglia il Progetto europeo per la lotta alla disoccupazione giovanile si sta rivelando una clamorosa delusione 

 

Una delusione. Lo si potrebbe ridefinire in questo modo l’ambizioso Piano europeo “Garanzia Giovani” per la lotta alla disoccupazione giovanile nei Paesi membri in cui il tasso di disoccupati supera il 25%. E che in Italia, dove il tasso di disoccupazione si attesta intorno al 40%, sta incontrando non pochi problemi tra burocrazia elefantiaca, iscrizioni a rilento e mancati o ritardati pagamenti a quei ragazzi dai 15 ai 29 anni a cui il progetto è rivolto. Non disoccupati tout court, o almeno non soltanto, ma soprattutto quei giovani rientranti nella categoria NEET (cioè coloro che non sono né alla ricerca di lavoro né studiano) che in questi mesi hanno svolto un tirocinio, uno stage, o un percorso di formazione. 

E poi c’è chi, dopo aver fatto tutti gli step necessari all’orientamento, al momento di iniziare il tirocinio è stato bloccato per mancanza di fondi. Cinquecento euro al mese per cui bisogna attendere tempi indefiniti, più o meno in tutta Italia. Specie al Sud: non fa eccezione la Puglia che, in questo caso specifico, se non ha la maglia nera, poco ci manca, superata nella classifica dei peggiori solamente dalla Campania. 

Sui 120 milioni di euro disponibili, appena 72 milioni sono stati quelli impegnati a più di un anno dall’inizio della fase sperimentale nel maggio 2014. E anche “Striscia la notizia” si è recentemente interessata delle carenze di “Garanzia Giovani” in Puglia. C’è da dire che, seppur lentamente, proprio negli ultimi giorni, con determina del 27 novembre scorso, la nostra Regione sta provvedendo a pagare 85 giovani che hanno cominciato il proprio periodo di formazione nel mese di luglio. Pagamenti che, stando alle indicazioni iniziali, dovevano avvenire dopo i due mesi di tirocinio. C’è chi, invece, ancora aspetta.

Le lamentele da parte dei ragazzi che si sentono ulteriormente delusi dal sistema Italia sono tante. Anche da noi. L.E. che sta facendo un tirocinio ormai da cinque mesi presso uno studio ingegneristico non ha visto neanche l’ombra di un euro: “Lavoro da metà agosto circa e ancora non ho ricevuto il compenso pattuito”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche S.T., una ragazza del basso Salento che, al momento, non ha avuto nemmeno un rimborso per la benzina spesa per raggiungere il proprio posto di lavoro: “Vado e vengo tutti i giorni, metto la benzina di tasca mia e ancora non sono stata pagata. Ho cominciato da quattro mesi e francamente questa situazione scandalosa mi abbatte anche perché avevo aderito al progetto con tante speranze”. 

 

Un Progetto buono nelle intenzioni, ma vittima della burocrazia 

 

Il Progetto “Garanzia Giovani” nasce dalla missione europea YEI (“Youth Employment Initiative”), volta ad aiutare i giovani under 30 a inserirsi sul mercato del lavoro, possibilmente con dei percorsi inerenti il titolo di studio o attività curriculari. Cosa che ovviamente di rado avviene, cosicché un laureato in biochimica, ad esempio, si trova a lavorare come commesso in un supermercato. Ma la cosa peggiore è che l’azienda ci guadagna ad avere forza lavoro gratuita perché pagata dallo Stato, mentre ai ragazzi spesso non viene corrisposto quanto dovuto e, quando questo avviene, bisogna attendere tempi biblici. 

Ma come funziona sostanzialmente questo Progetto? Le Regioni fanno un piano attuativo, il giovane o la giovane che manifestano l’intenzione di aderire si rivolgono ai Centri per l’Impiego provinciali, deputati alla prima accoglienza. Il ragazzo sceglie quale indirizzo seguire, in Puglia, tra formazione, orientamento specialistico, accompagnamento al lavoro, tirocinio extra curriculare anche con mobilità geografica. Dopo di che entrano in scena le ATS, Associazioni Temporanee di Scopo, che includono centri di formazione, società accreditate, agenzie per il lavoro che prendono 35 euro l’ora per formare il giovane, in un programma di orientamento che va dalle quattro alle otto ore ciascuno. 

Senza tenere conto della percentuale che spetta a questi enti qualora il datore di lavoro optasse per confermare il giovane tirocinante che ha aderito alla Misura di “Accompagnamento al lavoro”, con una quota che varia a seconda del contratto stipulato: dai 600 euro per i contratti a sei mesi al massimo di 3mila euro per quelli a tempo indeterminato. Sono sempre le ATS gli enti preposti a richiedere il pagamento per i tirocinanti. E qui può intervenire una documentazione incompleta, quindi una richiesta di integrazione da parte della Regione. E i tempi si allungano. E i ragazzi aspettano. 

 

 

Alessio Quarta