Galli, il “golden gol” che non ti aspetti

Presentato a Poggiardo il volume di Giovanni Galli, ex portiere della nazionale di calcio: un’autobiografia tra campi da gioco, politica e la tragica scomparsa prematura del figlio.
 
Giovanni Galli è un uomo molto alto, sorridente, di ottimo spirito. A vederlo così, sembra quasi anonimo, naturalmente se da piccoli non si è stati convinti collezionisti delle raccolte Panini. Invece è proprio lui, il portiere della nazionale, quello che ci ha emozionato, quello che ci ha fatto anche arrabbiare per aver subito 4 gol in sei partite al mondiale messicano. Ma tutto questo non importa, non ora che Giovanni Galli è rimasto impresso nell’immaginario di chi c’era, tifoso e non. Non importa quando si cercano domande più grandi di noi. 
È così che nasce La vita ai supplementari, autobiografia del portiere edita da Rizzoli, in cui il calciatore si racconta senza filtri, anche sul giorno più terribile, quello della morte del figlio, anche lui una promessa del calcio, a soli 17 anni a causa di un brutto incidente stradale. E questo libro ha portato Galli a presentarlo a “Libromania”, kermesse letteraria per ragazzi organizzata dall’amministrazione comunale di Poggiardo, davanti a una folta platea di studenti e insegnanti. “Il mio libro -spiega Giovanni Galli- è un diario della mia vita, da quando a 14 anni si inizia a correre dietro a un pallone e si viaggia con la fantasia sognando il futuro, e poi subentra la realtà, la carriera con grandi gioie e dolori. Si tratta più che altro di un diario scritto senza presunzione, per sfogarmi, per confrontarmi con me stesso su qualcosa che ancora non ero riuscito a esternare”. 
Quando capitano simili tragedie familiari, ognuno vive un rapporto differente con la propria fede: c’è chi la vede rafforzata, chi lascia che svanisca. “La nostra -continua l’azzurro- è sempre stata una famiglia cattolica, anche quando giocavo tentavo di ritagliare l’ora per la messa. È logico che dopo il 9 di febbraio (il giorno in cui è venuto a mancare il figlio, ndr) la mia vita è cambiata, prima ascoltavo il Vangelo con l’orecchio, ora cerco qualcosa di più, come ci fosse qualcosa di indirizzato alla mia famiglia, non vado a ricercarne il perché”. E Galli ha fatto lezione di modestia e sportività ai ragazzi presenti, raccontando cosa è significato per lui, ad esempio, lo scontro con un mostro sacro del calcio internazionale, Diego Armando Maradona. “Parlando di violenza negli stadi -chiosa Galli- a noi manca la cultura sportiva. Siamo un popolo straordinario e potremmo persino insegnare agli altri come si vive, ma dovremmo giungere a godere correttamente della democrazia e della libertà, sempre tenendo conto del rispetto dovuto al prossimo”. 
Il suo augurio di fronte alla platea delle nuove generazioni è lo stesso di chi si batte contro la piaga degli incidenti stradali: tra il pubblico, che poi ha discusso con il calciatore, la locale referente dell’Associazione Italiana Vittime della Strada, Eva Ruggeri. “Non ho nessuna presunzione di insegnare qualcosa a questi ragazzi -conclude il calciatore- mi auguro soltanto che passi un messaggio che ritengo fondamentale: i talenti dei ragazzi non devono essere sprecati in qualcosa che non gli appartiene, per cui non dovrebbero mettere a repentaglio la loro vita, soprattutto quando questa è nelle mani degli altri”.         (A. L.)