Energia pulita, ma a quale costo?

Il Tar della Puglia rigetta il ricorso avverso alla costruzione di un gigantesco impianto fotovoltaico in località Maramonti
 
La saggezza popolare sostiene: “Non è tutto oro quel che riluce”. Pertanto, anche iniziative teoricamente nobili e persino innovative possono riservare dei lati contraddittori se non addirittura deleteri. Si prenda in considerazione il fenomeno ‘fotovoltaico’: si tratta certamente di un passo in avanti nello sfruttamento delle risorse energetiche e nel rispetto della natura. Ma che ne pensate di un impianto che si estende su ben cento ettari di terreno agricolo e composto da 642 platee di cemento dalle dimensioni di dodici metri per sei? Si può ancora definire, a cuor leggero, un atto di rispetto e tutela della natura? Di certo, qualche dubbio sulla sua reale utilità ed idoneità può sorgere, se non altro per due ragioni di fondo: 1) è veramente necessario un impianto dalle dimensioni mastodontiche, capace di sviluppare una potenza massima di 23 MW? Ricordiamo che la Puglia produce già oltre il doppio del proprio fabbisogno energetico e proprio in base a tale status è riuscita sinora a condurre un’efficace battaglia contro il nucleare; 2) come si può definire eco-compatibile un mostro di cemento di cento ettari? L’energia solare non rischia, in situazioni del genere, di divenire un semplice mezzo di guadagno, privo di qualsiasi connotazione ambientale e naturalistica? Le nostre considerazioni ed i nostri dubbi sono anche quelli dell’uomo della strada, del semplice osservatore. La legge, viceversa, sembra essere dalla parte di quello che, con una suggestiva espressione, i mezzi di informazione oramai definiscono “fotovoltaico selvaggio”.
Cerchiamo di ricostruire con ordine quanto accaduto. Nel 2008 la Esconet S.p.A. presenta un progetto per un parco fotovoltaico capace di sviluppare 23 MW. Un progetto titanico, più unico che raro. Il tre giugno del 2009  la società riceve il placet da parte della Provincia di Lecce. Un via libera ottenuto, tra l’altro, senza alcuna Valutazione di Impatto Ambientale, in quanto, secondo le autorità competenti, la zona interessata è contraddistinta da aree incolte, caratterizzate da scarsa fertilità e prive di qualsiasi interesse ambientale e faunistico. A questo punto si mobilitano il “Comitato per la Tutela del Paesaggio” di Nardò e l’Associazione “Grande Salento” con sede in Avetrana che, nel mese di luglio dello stesso 2009, presentano agli interessati un atto di significazione e diffida, seguito dal ricorso al Tar Puglia. 
Ed eccoci ai giorni nostri: con una sentenza del 21 maggio il Tar Puglia – sezione di Lecce, ha rigettato il ricorso promosso dalle due associazioni, giudicando valido e legale il provvedimento emesso dal Dirigente del Servizio rifiuti, scarichi, emissioni e politiche energetiche della Provincia di Lecce. La Esconet può dunque costruire il mega-impianto, salvo diverso pronunciamento da parte dei gradi superiori della giustizia (sempre che qualcuno vi ricorra).
Una sentenza che lascia l’amaro in bocca: località Maramonti è, in effetti, una zona di antico latifondo, abbandonata, selvaggia, incolta. Ma non è forse questo il volto più arcaico ed affascinante dell’entroterra salentino? Perché ci si ostina a voler cementificare, magari mascherandolo con le buone intenzioni del fotovoltaico o dell’eolico, qualsiasi fazzoletto di terreno ancora vergine? 
 
Alessio Palumbo