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Dio salvi la Regina (dalla Xylella)

Al via nei giorni scorsi a Vernole gli innesti di leccino e “favolosa” sull’ulivo monumentale dedicato a Michelle Obama. Intanto continua la sperimentazione di tecniche per la diagnosi precoce della da parte Fondazione CMCC 

 

Una preghiera laica per salvare la millenaria pianta di ulivo in agro di Vernole, precisamente in località Masseria Visciglito a Strudà, dedicato all’ex first lady americana, Michelle Obama. Questo almeno è quanto si sta tentando su uno dei monumenti vegetali per eccellenza del Salento con l’innesto delle due varietà sinora resistenti all’insidia portata dalla Xylella fastidiosa. Si tratta del leccino e del FS-17, conosciuta anche come “Favolosa”, che al momento sembrano essere le uniche due tipologie di alberi di ulivo immuni al contagio del Co.di.ro., vale a dire il complesso del disseccamento rapido. 

L’esperimento è avvenuto, nei giorni scorsi, attraverso un’apposita presentazione sul campo a cui hanno partecipato il presidente e il direttore di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno e Giuseppe Brillante, e il ricercatore del Cnr Ipsp di Bari, Pierfederico Lanotte. In questa occasione i maestri innestatori hanno effettuato in diretta gli innesti, dopo averli provati nei mesi precedenti all’interno del campo sperimentale di Presicce, con la regia di Coldiretti, dove sono stati innestati 5mila ulivi con diverse varietà. L’intervento è prezioso perché andrebbe a salvare una delle piante millenarie, da sempre fonte di attrazione per i turisti. Il Re e la Regina, ulivi che vivono sul territorio salentino da ormai più di duemila anni, sono stati pesantemente intaccati dal ceppo della Xylella fastidiosa e quella dell’innesto può essere l’ultima soluzione per dare lo scacco matto alla diffusione della malattia.

“Gli ulivi monumentali -afferma Pierfederico Lanotte, del Cnr Ipsp di Bari- meritano ogni sforzo perché oltre ad essere paesaggio e tradizione sono anche un patrimonio produttivo: ci sono piante nel Salento che da sole arrivano a produrre un quintale e mezzo di olive. Per quanto riguarda gli innesti, i rilievi che stiamo effettuando sui campi sperimentali continuano a darci speranza e siamo impegnati nel comprendere le ragioni fisiologiche dell’apparente successo di questa tecnica”.

Una battaglia, quella contro la Xylella, che vede impegnata in prima linea anche la Fondazione CMCC con tecnologie e scienziati che si stanno adoperando per fornire diagnosi, rilevamenti e analisi efficaci per fermare e prevenire l’infezione. D’altronde, il cammino del virus si sta facendo sempre più incalzante, toccando le sponde della Corsica, Nizza e le isole Baleari. Un team di esperti agronomi ed ecologi stanno utilizzando complessi modelli di simulazione del clima e dei comportamenti delle piante, con il contributo del supercomputer, con sede a Lecce, in grado di elaborare dati per fornire informazioni utili a ricostruire la vulnerabilità delle piante all’infezione. 

Tra le priorità c’è, ad esempio, lo sviluppo di tecniche per la diagnosi precoce dei sintomi di Xylella fastidiosa a diversi livelli, dalla singola foglia fino alla scala territoriale. Questo almeno è quanto si propone come obiettivo il progetto XF-Actors, finanziato dall’Unione Europea, che vede la collaborazione multidisciplinare di diversi centri di ricerca internazionali coordinati dal Cnr di Bari, Istituto per la Protezione Sostenibile delle Piante – IPSP. “Utilizzeremo pacchetti di sensori messi sul tronco degli ulivi -spiega Monia Santini del CMCC-, così acquisiremo dati in continuum su alcuni parametri eco-fisiologici della pianta, come temperatura e oscillazioni del diametro del tronco, viscosità e velocità della linfa, livelli di penetrazione della luce attraverso la chioma”. 

 

10 milioni di piante infette e un miliardo di euro di danni a Lecce, Taranto e Brindisi

 

Intanto la conta dei danni provocati sinora dalla Xylella fastidiosa, tra eradicazioni, abbattimento della produttività, divieto ai vivaisti di movimentare piante di ulivi, sta crescendo di giorno in giorno. Le ultime stime arrivano direttamente dalla Coldiretti, secondo cui “la stima del danno arrecato dalla Xylella nelle province di Lecce, Taranto e Brindisi -afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele– supera di gran lunga il miliardo di euro. Secondo quanto rappresentato dal direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione Puglia, Gianluca Nardone, si parla di oltre 10 milioni di piante infette”.

L’unica nota positiva in un contesto abbastanza deprimente è la vicendevole fiducia ricostruita tra Regione Puglia e Unione Europea. In base agli articoli 16, 17 e 18 del Regolamento comunitario del 2014 che fissano il budget totale per fitopatologie e zoonosi a 20 milioni di euro Nardone ha chiesto un congruo sostegno finanziario per le attività di eradicazione, controllo e sorveglianza della malattia, sottolineando che per i monitoraggi la Regione Puglia ne ha già spesi 5 e stigmatizzando la evidente e grave insufficienza del fondo. A questo va ad aggiungersi la battaglia per salvare gli ulivi monumentali del Salento, unici ad essere censiti in tutto il Vecchio Continente.

D’altro canto i ricuciti rapporti con la Comunità Europea hanno almeno riavviato le attività inerenti al commercio delle barbatelle, in modo da ridare fiato al settore dei vivaisti fortemente penalizzati dai divieti degli anni scorsi. 

 

Alessio Quarta