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Calcio, in bilico la poltrona di mister Padalino

Dopo la sonora sconfitta con il Foggia, ultras, ex calciatori e opinionisti chiedono la rimozione del tecnico, reo di compromettere la promozione dell’Us Lecce in serie B 

 

Il Lecce calcio sta vivendo un momento abbastanza critico, i tifosi sono sfiduciati visti gli ultimi risultati. Tutti sono contro il tecnico Pasquale Padalino, che domenica scorsa ha registrato un’ennesima sconfitta per la squadra che, sebbene seconda in classifica, potrebbe veder sfumato il sogno di tornare in B. L’inizio della stagione calcistica è stata caratterizzata da un rinnovato entusiasmo con una cospicua campagna di abbonamenti. L’idea era appunto quella di ritornare in serie B con grande determinazione e partecipazione popolare. 

Secondo Emilio Personè, opinionista nel programma “Piazza Giallorossa” di Tele Rama, “alla luce della sconfitta nello scontro diretto con il Foggia sono venute a galla le lacune della squadra e i limiti di un allenatore che ha solo un credo calcistico e convinto dei suoi mezzi non diversifica mai l’impostazione della squadra. Gli striscioni dei tifosi, Padalino vattene, esposti a fine partita sono eloquenti”. La dichiarazione di Padalino (“Un ko che ci può stare”) ha mobilitato lo sdegno di tutta la tifoseria. Persino l’amatissimo Chevanton, ex attaccante del Lecce, ha affermato: “Una dichiarazione del genere, dall’allenatore della squadra che amo, non riesco a digerirla”. 

Anche Stefano Di Chiara, indimenticabile terzino sinistro che nel Lecce ha collezionato 117 presenze ed una rete, manifesta disprezzo verso Padalino e le vicende delle ultime ore. Proprio nel gruppo Facebook “Lecce Unica Fede” ha scritto: “Guardate che si sta parlando ancora di serie B, anche direttamente come ultima ipotesi tramite i play off, in pratica due mesi dove può succedere tutto e ci sono tanti allenatori, io per primo, che ci verrebbero gratis. Commentare tutti gli indegni che si sono avvicendati su questa panchina mi pare superfluo, l’elenco è lungo”. 

Sempre Emilio Personè sostiene come la responsabilità della sconfitta ricada per il 70 % sull’allenatore ed il restante 30% sulla squadra e di come le prime partite vinte siano state quasi un evento fortuito e fortunato. Tuttavia, non ci si deve ancora arrendere, non tutto è perduto, l’importante è che ci siano persone sensibili al successo e all’incremento della squadra e delle strutture che la ospita. 

 

(G.P.P.)