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Che sia un anno… comico

di Stefano Manca

Durante le ultime feste natalizie girava in rete uno sketch comico attorno ai soliti propositi per l’anno che verrà. La scena era più o meno questa: un uomo al cospetto di una sorta di “Dio dell’Anno Nuovo” si impegnava, per il 2026, a leggere di più, a fare sport, a non ignorare le questioni di salute, a dedicarsi alla famiglia, a fare del bene agli altri, ecc.
Alla fine dello scontato e prevedibile elenco il “Dio” gli ricordava che quelle promesse erano le stesse degli anni passati. La stessa identica lista.
Lo so: poco fa vi ho detto che si trattava di uno sketch comico. Invece raccontato così non fa ridere. Effettivamente non è stata la risata la mia prima reazione.
Capita che un comico faccia riflettere – altroché se capita! – spingendoci fuori dal cinema o dal teatro più riflessivi di quando eravamo entrati. Così come capita che un dramma, invece, ci faccia ridere.
Sono reazioni, impreviste o quasi, che non scaturiscono da scarsa qualità degli attori sulla scena. Tutt’altro: un teatrante, soprattutto un comico, attraverso ironia e paradossi mette a nudo le ipocrisie della vita quotidiana, rigira la frittata con abilità restituendoci risate spesso cariche di consapevolezza critica. A me è accaduto questo con quella “scenetta” spuntata sul mio telefonino alla fine dell’anno.
Parlare di comicità quando il mondo “litiga” (eufemismo per evitare il termine “guerra”) e dei ragazzi muoiono mentre festeggiano la prima notte dell’anno sembra inopportuno.
Ma io vi auguro lo stesso un anno “comico”, a ridere e riflettere insieme delle nostre debolezze.

(Belpaese gennaio 2026)

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