Cerca

Una petizione per attivare la Terapia intensiva

Il centrosinistra sceglie la strategia del coinvolgimento popolare a difesa del “Sacro Cuore di Gesù” 
 
Evidentemente il Natale rende davvero tutti più buoni. Deve essere così anche nell’agguerrito agone politico gallipolino, dove per un attimo si mettono da parte le schermaglie di un’infuocata campagna elettorale -ormai cominciata da settimane- e si crea una sorta di “alleanza momentanea” per salvare l’Ospedale “Sacro Cuore di Gesù”. 
Se fino a ieri infatti i cittadini registravano con un pizzico di ottimismo l’incontro barese tra il consigliere regionale gallipolino Antonio Barba (Pdl) e l’assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore, oggi c’è da segnalare un altro piccolo passo in avanti per quanto riguarda la “lotta comune” finalizzata alla sopravvivenza di alcuni reparti ospedalieri, fondamentali per i pazienti gallipolini e dei territori limitrofi. Ed è quello del Pd, che ha avviato una campagna di sensibilizzazione e lanciato una raccolta firme: una petizione popolare assolutamente trasversale che ha l’obiettivo di rafforzare la lotta della città e dei comuni vicini a difesa del nosocomio gallipolino e delle sue punte d’eccellenza. 
In particolare il documento chiede di attivare il reparto di Terapia intensiva, pronto da anni e mai entrato in funzione. “L’apertura delle danze” tra Barba e Fiore, che in Regione Puglia nei giorni scorsi hanno affrontato de visu gli stessi temi, ha dunque generato proseliti. Il Partito Democratico, in un comunicato firmato dal Coordinatore cittadino Luigi Natali, “reclama l’attenzione degli Organi Direzionali della Asl di Lecce e della Giunta regionale perché subito, anche per evitare miserevoli speculazioni, si apra  Rianimazione e si consenta di nascere ancora a Gallipoli, cosa che, senza clamori e con tanta serenità, avviene ormai da quasi un secolo”. 
La petizione potrà essere sottoscritta anche online sul sito del Partito Democratico gallipolino, www.pdgallipoli.org o attraverso il sito www.petizionepubblica.it.
 
Stefano Manca