Cerca

Un giudizio negativo

Il nuovo anno giudiziario si apre all’insegna della polemica. Al Tribunale di Lecce sono molte le cause del malfunzionamento della macchina della Giustizia: carenze di organico e di fondi, oltre ad una mancata riorganizzazione degli uffici, determinano una conseguente eccessiva lunghezza dei processi.
Magistrati e avvocati evidenziano le rispettive responsabilità e richiedono una maggiore efficienza della struttura organizzativa, oltre ad una più severa selezione degli operatori di giustizia

La rituale relazione del ministro Angelino Alfano sembra quest’anno un bollettino di guerra sull’amministrazione della giustizia nell’anno 2009: le cifre elencate parlano di un apparato giudiziario in affanno. Nella sua relazione il ministro afferma che “5.625.057 i procedimenti civili pendenti, con un aumento del 3% rispetto al 2008; 3.270.979 quelli penali, con una riduzione modesta rispetto all’anno precedente; 65.067 detenuti -di cui 24.152 stranieri- nelle 204 strutture penitenziarie; 20.959 minorenni segnalati dall’Autorità Giudiziaria Minorile agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni, con una crescente incidenza dei fenomeni di devianza minorile straniera”. Numeri esponenziali. Il personale giudiziario è pari a 40.456 unità di cui -continua il ministro Alfano- ben 5183 (circa il 12 %) sono impegnati ad effettuare 28 milioni di notifiche manuali ogni anno (pari a 112mila notifiche al giorno) di cui oltre la metà destinate agli avvocati. Circa il 12% dei soli processi penali viene rinviato per omessa o irregolare notifica (dati Eurispes 2008) e lo stesso processo penale brucia, in media, 80 milioni di euro ogni anno per dichiarare prescritti 170mila processi (465 al giorno, festivi compresi). Oltre 30mila cittadini hanno chiesto di essere indennizzati a causa dell’irragionevole durata del processo, ottenendo decine di milioni di euro di risarcimenti, con un trend di crescita delle richieste pari al 40% l’anno. La giustizia costa 8 miliardi di euro l’anno, cioè circa 30 milioni di euro per ogni giornata lavorativa”.
La giustizia funziona a macchia di leopardo, lo sguardo di Alfano è impietoso. “Le differenze possono essere clamorose, come in due Tribunali del Nord Italia, distanti soltanto 70 km, dove il primo raggiunge un indice di smaltimento del 148% dell’arretrato, dimezzando la pendenza dell’ultimo quinquennio, mentre il secondo, nello stesso periodo, vede esplodere il numero dei procedimenti arretrati. Tali divergenze dipendono da deficit di tipo organizzativo e, talvolta, da una scarsa capacità manageriale e di leadership del capo dell’ufficio. Oggi la temporaneità degli incarichi direttivi e la verifica richiesta dalla legge dopo il primo quadriennio di dirigenza, offre una importante opportunità al Csm per una efficace selezione dei capi degli uffici, che si spera non condizionata da logiche correntizie e corporative”.
Sin qui lo scenario nazionale, ma anche il Tribunale di Lecce non è certo un’oasi felice. Nel ’08 doveva essere inviato il sistema tabellare per il triennio 2009/2011. Ebbene, il nostro tribunale ha trasmesso il tutto a dicembre 2009, con un anno di ritardo! Voci ben informate affermano che molto probabilmente non sarà approvato e comunque non ci sono i tempi per la sua applicazione. Poco male? Niente affatto! Il sistema tabellare è il cardine della struttura organizzativa degli uffici ed è il primo essenziale atto organizzativo degli uffici giurisdizionali. E non solo: questo sistema è accompagnato dal Dog (Documento Organizzativo Generale) che chiarisce le ragioni delle scelte organizzative e dà conto delle valutazioni e dei dati raccolti ed esaminati nonché di tutte le attività svolte, dal Presidente del Tribunale, per la formulazione della proposta. È indubbio, quindi, che la riflessione sullo stato di salute della macchina giudiziaria è d’obbligo anche a Lecce.

Maddalena Mongiò