Su Palazzo Carafa una “mannaia” di oltre 2 milioni di euro

Il Comune di Lecce dovrà rinunciare ad altri 2 milioni e 200mila euro di spesa pubblica entro il 31 marzo 2013. Una situazione difficile che la città, a detta il sindaco Perrone, non meritava di ricevere 
 
Entro marzo prossimo il Comune di Lecce sarà costretto risparmiare 2 milioni e 200mila euro. È quanto emerge dalle indicazioni del Governo dopo l’approvazione di almeno due decreti della spending review che hanno come obbiettivo di incamerare 250 milioni di euro attraverso la riduzione della spesa dei Comuni con più di 5mila abitanti. Lecce con questa manovra risulta essere una delle città italiane più penalizzate. In questa maniera diventano 29 i milioni che l’Amministrazione del capoluogo dovrà tagliare dal bilancio di previsione 2012-‘14. 
Il primo cittadino Paolo Perrone non ci sta ed è pronto a dare battaglia come è già successo per l’Imu: “Siamo consapevoli del periodo difficile -spiega Perrone- e cercheremo di fare il possibile per riuscire a proseguire l’attività amministrativa. Da tempo abbiamo avviato una riduzione corposa delle spese ma quanto deciso dal Governo rischia di dare un colpo ben assestato alle prospettive future dell’Amministrazione. Per questo motivo l’aumento dell’Imu è stata un’operazione necessaria e inevitabile, anche se dolorosa per tutti i cittadini leccesi. L’azione del Governo però ha inciso profondamente su alcune realtà piuttosto che su altre e per questo abbiamo deciso di rivolgerci ai giudici per affermare il nostro diritto”.  
La mannaia si è abbattuta su Lecce a causa dei calcoli fatti dall’Anci sulla media nazionale delle spese dei Comuni dalla quale risulterebbe che la città barocca spenderebbe più di quanto dovrebbe rispetto ad un ipotetico Comune virtuoso. Ma anche questa ricostruzione è contestata dal sindaco Perrone: “I dati non tengono conto delle spese necessaria per garantire i servizi essenziali, oltre che a penalizzare i comuni che hanno deciso di rendicontare in maniera complessiva le uscite. Non c’è un quadro realistico della situazione”. Ogni leccese quindi dovrà contribuire alla spesa -pagando circa 23,30 euro- per raggiungere il totale di 2 milioni e 224mila euro che andranno ad aggiungersi ai 17 milioni di tagli alla spesa corrente già inseriti nel bilancio di previsione 2012-‘14. 
Una situazione oggettivamente difficile se si tiene conto, per fare un paragone, che città come Roma e Milano dovranno tagliare le spese per un importo di 15 euro a cittadino. Per il consigliere di Lecce Bene Comune, Carlo Salvemini invece, tutto questo è il risultato di una cattiva gestione: “Avevamo proposto l’istituzione di una commissione tecnico-politica bipartisan che individuasse dove intervenire a ridurre le spese, ma non è accaduto nulla, neanche che l’amministrazione si facesse carico per proprio conto dell’iniziativa. Adesso non resta che vedere che tipo di soluzione verranno proposte”.