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Il garzone di Bari

di Stefano Manca 

I Carabinieri hanno recentemente scoperto che nelle attività di un negozio di alimentari di Bari era impiegato anche un 14enne. Titolari dell’esercizio commerciale e genitori del ragazzo sono stati denunciati. Il minore, anziché pensare alla scuola (non aveva infatti concluso il periodo di istruzione obbligatoria) si occupava delle consegne a domicilio della spesa. Non entro nel merito della vicenda giudiziaria, delle multe e delle violazioni riscontrate. Ci penserà la magistratura, come si dice in questi casi.

In Italia l’istruzione obbligatoria dura dai 6 ai 16 anni e comprende gli otto anni del primo ciclo di istruzione (la vecchia scuola elementare e media) e i primi due del secondo ciclo. L’ultima fase di questo percorso formativo obbligatorio, quindi dai 14 ai 16 anni di età, può essere assolta, tra le varie opzioni, anche tramite apprendistato a partire dai 15 anni.

Tra i lettori, web e non solo, il commento alla notizia del giovane garzone barese è pressoché unanime. Si contestano le multe comminate al negozio e si aggiunge un sibillino “Ai miei tempi…”. Indicando la normalità, nel secolo scorso, di mandare i figli “a bottega” in tenerissima età, senza quindi intravedere colpe o reati in quello che è accaduto nel capoluogo pugliese.

Reazioni tutt’altro che sporadiche e circoscritte: se ne registrano da nord a sud della Puglia. La questione è delicata e lo ripeto. Non entro negli aspetti giudiziari della vicenda né è mia intenzione imbastire una sorta di apologia del lavoro minorile. Tutt’altro: c’è in ballo un enorme bagaglio di competenze da trasmettere ai ragazzi che non può essere disperso. Ma è bene che tali percorsi si svolgano, oggi, tramite la scuola.

da Belpaese del 25 marzo 2023

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