Anche a Cavallino non si respira una buona aria

Luigi Garganese, responsabile dell’impianto: “Sì al monitoraggio, ma occorre indagare sulle reali cause”
 
“L’impianto Co.Ge.Am. lavora normalmente, svolgendo le sue attività nel miglior modo possibile”. Esordisce così l’ingegner Luigi Garganese, il professionista salentino responsabile dell’impianto di produzione di Cdr di Cavallino. Eppure nella settimana di Ferragosto il primo cittadino della vicina San Cesario ha richiesto l’intervento della Provincia per i miasmi provenienti proprio dall’impianto cavallinese. Su questo aspetto Garganese precisa: “D’estate molti sindaci si lamentano di emissioni e odori nauseabondi. Tutto questo è comprensibile. Però mi chiedo: qual è l’origine di questi fastidi? Troppo semplice dare la colpa a impianti in funzione 365 giorni l’anno. Non dimentichiamo inoltre che d’estate il rifiuto cambia, muta la sua merceologia, aumenta la percentuale di umido. Ecco, diciamo che si dovrebbe investigare ad ampio raggio”. Per esempio, sulla questione dei compattatori. Infatti, prosegue Garganese: “Faccio un esempio: tutti i compattatori del vicino impianto di biostabilizzazione perdono percolato. I compattatori infatti pressano il materiale per caricarne di più. Passando dallo svincolo di San Donato si trova una lunga striscia di residui. Lo ripeto: la popolazione ha il diritto di lamentarsi, ma bisogna verificare”. 
Diventa quindi importante la questione monitoraggio. Infatti nel tavolo tecnico di Poggiardo (il cui impianto vive una situazione analoga) si è pensato di avvalersi di forme di controllo e rilevazione tecnologicamente avanzate. Una soluzione che non dispiace allo stesso Garganese: “Il confronto è importante. Se gli organi di controllo inseriscono filtri e monitorano ad ampio periodo le attività degli impianti noi siamo assolutamente favorevoli. A patto, però, che gestori e controllori tranquillizzino la cittadinanza. Di sicuro ci possono essere delle criticità ma il monitoraggio non deve essere uno strumento di repressione o di accusa”. 
 
Stefano Manca