All’asta i “gioielli di famiglia”

Il Comune, per far fronte all’indebitamento, ha disposto nuove alienazioni e ci riprova anche col suolo del “Baretto” nell’area di Porto Miggiano (con uno sconto del 20%)
 
Dopo le azioni delle Terme, per risanare il bilancio ora si punta all’alienazione degli immobili attraverso un’asta pubblica. Per il Comune di Santa Cesarea il campanello d’allarme per ripianare la situazione debitoria era stato suonato dal revisore dei conti, in sede di approvazione del conto consuntivo dell’esercizio 2009. Si segnalava infatti che gli oneri per rimborso prestiti erano aumentati del 52,47% rispetto all’anno 2008, superando la soglia, pari al 10% delle entrate correnti. Ora, alla luce della relazione tecnico-contabile, il Comune si trova nella impossibilità di contrarre mutui con istituti di credito, per evitare lo squilibrio dell’esercizio finanziario. 
Il sindaco Daniele Cretì (nella foto) corre così ai ripari rimettendo in vendita per la terza volta consecutiva alcuni immobili. Intende piazzare sul mercato il piano di vendita abbattendo i costi di tre lotti del 20% rispetto al prezzo a base d’asta stabilito dal segretario comunale. In uno di questi lotti insiste il famoso suolo commerciale del “Baretto” di porto Miggiano, di cui per tutta l’estate passata la vicenda si è consumata nelle aule  amministrative del Tar di Lecce e Consiglio di Stato. In particolare, la sentenza del Tar aveva dato ragione al Comune per non aver rinnovato la licenza stagionale del locale, la suprema Corte invece ha ribaltato a fine agosto scorso la decisione. Il prezzo a base d’asta al primo incanto, per quel suolo ammontava a 450mila euro, al secondo incanto scese a 400mila euro circa, ora è stato deliberato un ulteriore abbattimento del 20%. A quel lotto, ora se ne sono aggiunti altri sei al primo incanto. Si tratta di quattro aree incluse nel catasto terreni ubicate nella frazione di Cerfignano, per un prezzo a base d’asta complessivo di 40.500 euro oltre Iva, mentre nella frazione di Vitigliano insistono un locale, ex biblioteca comunale in piazza IV Novembre, e altri 7 vani di un edificio di antica costruzione in piazza Umberto I, per un totale di 185mila euro. Insomma, il Comune per quest’incanto intende incassare 226mila euro circa, che, sommati al terzo incanto, raggiungono la cifra di circa 2 milioni di euro con cui intende ripianare il proprio bilancio. 
 
Giovanni Nuzzo