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Centro Ilma, il dottor Serravezza di nuovo in sciopero della fame

La protesta del medico salentino contro la Regione Puglia a causa del futuro incerto della struttura alle porte di Gallipoli

Il dottor Giuseppe Serravezza, fondatore e anima del centro di prevenzione oncologica Ilma alle porte di Gallipoli, riprende lo sciopero della fame e della sete per richiamare l’attenzione sul destino di una struttura considerata strategica per la prevenzione, la ricerca e l’assistenza oncologica nel Salento.
Serravezza denuncia il perdurare delle inadempienze della Regione Puglia e l’assenza di iniziative concrete dopo gli impegni assunti nei mesi scorsi. Al centro della protesta vi è il mancato rinnovo del Protocollo d’intesa con la Regione, passaggio indispensabile per consentire al centro della Lilt di accedere ai finanziamenti nazionali ed europei necessari all’acquisto delle tecnologie e all’attivazione dei servizi previsti dalla Carta dei Servizi, con l’obiettivo di integrarli stabilmente nel Servizio Sanitario Nazionale.
La vicenda si trascina ormai da anni. Il progetto del Centro ILMA nasce da una straordinaria intuizione condivisa tra istituzioni e territorio: creare nel Salento un polo d’eccellenza dedicato alla prevenzione oncologica, alla diagnosi precoce, alla ricerca e alla riabilitazione. Una struttura realizzata anche grazie alle donazioni e ai sacrifici di migliaia di cittadini che hanno creduto in una sfida ambiziosa: fare della lotta contro il cancro una priorità assoluta per il territorio.
Oggi il Centro è sostanzialmente pronto, ma continua a rimanere in attesa di quegli atti amministrativi che ne consentirebbero la piena operatività. Una situazione che rischia di compromettere non solo anni di lavoro, ma anche la possibilità di intercettare risorse pubbliche fondamentali per dotare la struttura delle tecnologie necessarie.
Già nei mesi scorsi Serravezza aveva intrapreso uno sciopero della fame e della sete, sospeso dopo l’apertura di un confronto con la Regione. Tuttavia, agli impegni annunciati non sarebbero seguiti provvedimenti concreti. Da qui la decisione di riprendere una protesta estrema che rappresenta, nelle intenzioni del medico, un ultimo appello affinché il Centro ILMA non venga condannato all’immobilismo.
Le parole di Serravezza sono cariche di amarezza ma anche di responsabilità. Chiede un interlocutore istituzionale che consenta di decidere rapidamente il futuro della struttura, evitando sprechi di risorse e restituendo una prospettiva a un progetto nato per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. Nel suo appello trova spazio anche una commossa richiesta di perdono alla propria famiglia per le sofferenze causate da una scelta tanto dolorosa quanto, ai suoi occhi, inevitabile.
Ma la vicenda va ben oltre il gesto personale di un uomo. Riguarda il diritto alla salute. Ogni ulteriore rinvio rischia di trasformarsi in un’occasione perduta.
Il Centro ILMA non è soltanto un edificio. È il simbolo di una comunità che ha investito risorse, fiducia e speranza nella possibilità di costruire un modello innovativo di prevenzione oncologica. Per questo il nuovo sciopero della fame e della sete del dottor Giuseppe Serravezza non può essere archiviato come una semplice protesta. È un appello alla coscienza delle istituzioni, chiamate oggi, più che mai, a trasformare le promesse in decisioni.
Perché il tempo dell’attesa è finito. E la salute di un territorio non può più essere ostaggio della burocrazia.

Dario Massimiliano Vincenti

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