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Coltivazioni biologiche pugliesi sotto attacco

Flai Cgil e Alpaa all’Europa: “Non svendete la nostra legalità”

 Flai Cgil Puglia e Alpaa Puglia lanciano un appello alle istituzioni europee. Antonio Ligorio e Antonio Macchia chiedono un cambio di rotta nelle politiche commerciali e nelle scelte economiche dell’Ue, denunciando il rischio di concorrenza sleale e difendendo il primato del biologico pugliese.
La Puglia è oggi la locomotiva verde d’Italia, con oltre 318mila ettari coltivati a biologico. Un traguardo che non è solo produttivo, ma sociale: nelle campagne pugliesi la lotta al caporalato è impegno quotidiano che coinvolge sindacati, istituzioni e imprese che hanno scelto la dignità del lavoro come bussola etica.
Tuttavia, questo modello rischia di essere messo in crisi da accordi come il Mercosur, che consentirebbero l’ingresso sul mercato europeo di prodotti provenienti da paesi privi di tutele sindacali e standard ambientali adeguati.
Antonio Ligorio, segretario generale Flai Cgil Puglia, sottolinea che “aprire il mercato europeo a merci prodotte attraverso lo sfruttamento significa tradire i valori fondativi dell’Unione. Non esiste un biologico credibile se non è accompagnato dalla legalità, e non esiste cibo sano se nasce da condizioni di ingiustizia. È inaccettabile che i produttori onesti vengano messi in difficoltà da chi opera senza tutele e senza controlli”.
Da parte sua, Antonio Macchia, presidente Alpaa Puglia, evidenzia come la reciprocità sia una condizione imprescindibile affinché il mercato possa definirsi equo. “Il primato del biologico pugliese non può essere sacrificato sull’altare di logiche commerciali che ignorano diritti e ambiente. Senza standard comuni non c’è concorrenza leale: l’Europa deve decidere da che parte stare e difendere chi produce nel rispetto delle regole, non chi approfitta della mancanza di tutele”.
“Difendere il biologico pugliese – ribadiscono Ligorio e Macchia – significa difendere la legalità contro ogni forma di sfruttamento. Non si tratta solo di agricoltura, ma del modello di società che l’Europa vuole promuovere: una società in cui profitto, diritti e tutela della terra camminano insieme, senza compromessi”.

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