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Venneri come Barba: sindaco e Consiglio comunale a casa anzitempo

 

Così come per la precedente esperienza del senatore Barba, anche l’amministrazione Venneri “incassa” la sfiducia di oppositori ed (ex) colleghi di maggioranza 

 

Destino comune per gli ultimi due sindaci della città. Il “Venneri III” ha ammainato bandiera bianca così come anzitempo aveva concluso la propria esperienza amministrativa il “Barba I”. Tutto per il tiro incrociato scatenato dalle dimissioni in serie di consiglieri-oppositori e per il fuoco amico degli (ex) alleati di maggioranza.

Da una settimana Gallipoli è senza Amministrazione comunale, ed il triste “destino” dello scioglimento anticipato dell’assise cittadina, dopo aver fatto danni nell’ordine ed in diversi tempi a Nardò e a Casarano, da ultimo ha fatto proseliti anche in riva allo Ionio. Dove, per la verità, l’aria di crisi già aleggiava da diverso tempo, nonostante i “rimpasti” in corsa. A determinare l’ennesimo patatrac della politica salentina in formato municipale ci hanno pensato  i sette esponenti della minoranza Pdl-Ppdt Enzo Benvenga, Antonio Barba, Toti Di Mattina, Stefania Oltremarini, Sandro Buccarella, Luca Murra e Giovanni De Marini ed i quattro “governativi” Luigi Caiaffa, Giancarlo Padovano (Udc), Concetto Scariolo e Fabrizio Ferilli (civica Con Venneri Sindaco).

L’ex primo cittadino Giuseppe Venneri, sfiduciato da un numero sufficiente di consiglieri comunali per porre fine alla sua esperienza amministrativa, incassa il colpo ma non prima di sottolineare che il mandato elettorale, “diversamente dalla dignità, ha un inizio ed una fine”.

Il Pdl ed il principale antagonista di Venneri, l’onorevole Vincenzo Barba, hanno fatto festa chiamando in piazza la banda musicale, ma a fare ancor di più da sottofondo al terremoto politico che ha sconvolto palazzo Balsamo sono state invece le dichiarazioni dei vari attori protagonisti nella particolare contesa. Per il senatore “con la caduta di Venneri è finito l’annus horribilis di Gallipoli”, per i quartieri alti dell’Udc la decisione di Caiaffa e Padovano è stata una “scelta schizofrenica” tanto che il segretario provinciale Totò Ruggeri ha preso nettamente le distanze dai due centristi. In casa Pd, alleato di Venneri dopo l’ultimo rimpasto, si guarda invece al futuro, nella speranza che il commissariamento possa restituire alla città “un po’ di luce, nell’attesa che siano gli stessi gallipolini a presentare il conto, fra un anno, ai suoi eterni nemici”. 

Daniele Greco