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Dario Cadei

Dario Cadei

Si appassiona al teatro già da piccolo con le prime recite sul palco dell’asilo e a scuola col laboratorio creativo pomeridiano, per poi arrivare al teatro dialettale insieme a “Li Carusi”, a Uggiano La Chiesa, il suo paese. Nel 2000 inizia a frequentare la Scuola di Teatro Danza e Musica Popolare “Specimen” di Lecce, dedicandosi al contempo, da autodidatta, allo studio dei trampoli. Prosegue poi la sua formazione presso il Centro Teatrale VeneziainScena e seguendo numerosi laboratori e stage intensivi di teatro, commedia dell’arte, clownerie, giocoleria, acrobatica e mimo corporeo. Tra i collaborAttori di Factorye, è tra i “fondAttori” di Principio Attivo Teatro, della scuola di circo CirKnos e dell’Atelier Teatro Fisico di Lecce con casa presso le Manifatture Knos, dove insegna l'arte di andar sui trampoli. Con il Salento Buskers Festival, l’Ass. Gessetti&Straccetti e il Coordinamento Arti di Strada Puglia, promuove l'arte di strada cercando anche di valorizzarne il reale impatto socio-culturale. Tra gli altri incontri folgoranti quelli con il Cirque du Soleil e con Girodibanda.



Il tratto principale del tuo carattere.

La spontaneità.

Il tuo principale difetto.

La disponibilità.

La qualità che preferisci in una donna?

La concretezza.

E in un uomo?

La correttezza.

Cosa ci vuole per esserti amico?

Un sorriso vero e non fatto per chi lo fa! 

Cos’è la felicità?

Lo stare bene con sé, ma soprattutto con gli altri.

L’ultima volta che hai pianto?

Giorni fa, guardando i miei due figli attraversare il cortile della scuola e pensando a questo “particolare” periodo.

Di cosa hai paura?

Della sospensione, ma anche della possibile immobilità.

Canzone che canti sotto la doccia?

Quannu te lai la facce la matina.

Musicisti o cantanti preferiti? 

Ennio Morricone, Nicola Piovani, Édith Piaf, Fabrizio De André.

Poeti preferiti?

 Il mio amico e fratello Giuseppe Semeraro.

Autori preferiti in prosa?

Shakespeare, Molière, Pirandello e anche Goldoni.

Libri preferiti. 

Quelli dei viaggi fantastici.

Attori e attrici preferiti.

Petrolini, Totò, Charlie Chaplin, Marcel Marceau.

Chi potrebbe interpretarti sul grande schermo?

Io, proprio io, o forse no, Leonardo di Caprio?!

Film preferiti. 

Il monello, I clowns, Il cielo sopra Milano, Dogville.

I tuoi pittori preferiti.

I writers e i madonnari.

Il colore che preferisci.

Rosso.

Se fossi un animale, saresti?

Una formica, operaia.

Cosa sognavi di fare da grande?

L'esploratore.

L’incontro che ti ha cambiato la vita?

Quello con tutte e tutti coloro con cui oggi condivido sudore e lacrime in un teatro e in strada.

La persona a cui chiederesti consiglio in un momento difficile?

A mia moglie Stefania.

Quel che detesti più di tutto.

L'opportunismo.

Quanto tempo dedichi alla cura del tuo corpo?

Il minimo indispensabile.

Piatto preferito.

"A panicotta", preparata con qualche avanzo, come ceci secchi, broccoli, pane raffermo e un pugno di farina.

Il profumo preferito.

Quello del caffè a prima mattina.

Il fiore che ami.

I fiori di campo.

La tua stagione preferita?

Primavera.

Il paese dove vorresti vivere?

Dico spesso che sarebbe stato bello rimanere dove sono nato cioè in Svizzera: "Ca a dhhrai nun é filu comu a quai!".

In quale epoca ti sarebbe piaciuto vivere?

Nella preistoria.

Personaggi storici che ammiri di più.

Marco Polo, Leonardo Da Vinci, Galileo Galilei, Albert Einstein.

Personaggi storici detestati.

Tutti i dittatori.

Cosa faresti per sostenere ciò in cui credi?

L'impossibile.

Chi è il tuo eroe vivente?

I miei figli, Rocco e Cecilia.

Il tuo sogno ad occhi aperti?

Guidare una mongolfiera.

Il tuo rimpianto più grande?

Ora faccio ridere mia moglie: "Ci era saputu tantu era rimastu zzitellu a vita". Scherzi a parte, forse l'aver dato per scontato più di una volta la correttezza delle persone.

Cos’è l’amore?

Qualcosa che più ce n'è e meglio è!

Stato attuale del tuo animo.

Molto spaventato, ma anche speranzoso.

Il tuo motto.

“Vivi e lascia vivere”.

Come vorresti morire?

“Curta e netta”, come sento dire dai nostri anziani, senza lunghe sofferenze, ma tra cent'anni. 

 

Claudia Mangione - foto di Umberto Coluccia 

 


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