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Violenza cieca

Quando leggiamo di fatti di cronaca nera particolarmente efferati come la morte del piccolo Leonardo a Novara per mano della madre e del suo compagno (che peraltro ha tentato il suicidio in carcere), spesso non riusciamo a capacitarci che possano avvenire all’interno di nuclei familiari. Questo perché siamo più portati a pensare che tali crimini possano essere compiuti da estranei, non da persone legate tra loro da vincoli di sangue o affettivi. 

Quanto avvenuto mercoledì sera a Collepasso, purtroppo, dimostra che anche nel nostro Salento, dove i legami familiari tradizionalmente hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, tra parenti non regna sempre l’amore. Vittorio Leo, 48enne agente immobiliare, dopo un lungo interrogatorio con i Carabinieri ha confessato di aver cosparso di alcool il padre Antonio, 89enne, e di avergli dato fuoco causandone la morte, dopo una discussione accesa. 

Dai primi accertamenti sembra che i rapporti in famiglia fossero molto tesi per questioni legate alla divisione del patrimonio e all’assistenza al padre anziano, fatti che erano anche ben noti all’interno della comunità di Collepasso, anche per via delle esternazioni che Vittorio Leo pubblicava spesso sui social network. Un bel quadretto familiare, non c’è che dire. 

Al di là del gesto folle è necessaria una riflessione su come i rapporti umani sono cambiati ma anche sui “segnali di fumo”, che persone che vivono situazioni familiari problematiche lanciano e che spesso vengono ignorati… 

 

Andrea Colella 


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