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Bye-bye Twiga Beach

Diciamo la verità: Flavio Briatore non è mai stato simpatico a noi salentini, soprattutto dal settembre dello scorso anno quando, nel corso di una conferenza stampa per la presentazione del progetto del “suo” nuovo lido a Otranto, esordì con una vera e propria lectio magistralis nei confronti di amministratori, politici e imprenditori su come si gestisce l’accoglienza di turisti facoltosi, un aspetto che nel nostro territorio, a detta sua, era stato ampiamente trascurato. 

Oggi, a distanza di otto mesi, il cantiere dove dovrebbe (o, per meglio dire, sarebbe dovuto) sorgere il Twiga Beach è sotto sequestro per “presunti abusi edilizi in zona soggetta a vincolo paesaggistico e abusiva occupazione del demanio marittimo”. In tanti sui social hanno gridato alla vittoria, senza però riflettere sul fatto che Briatore in quest’impresa non è socio, ma aveva semplicemente ceduto i diritti di utilizzo del marchio “Twiga” di proprietà della sua Billionaire Lifestyle Sarl, cessione subito ritirata non appena posti i sigilli all’area. 

Al di là che su questa vicenda c’è un’inchiesta tuttora in corso, in merito alla quale sarà la Procura della Repubblica ad esprimersi, sembra di trovarci di fronte ad un copione già scritto. Sì, perché sono salentini gli imprenditori che intendono realizzare lo stabilimento balneare, come salentini sono i tecnici che hanno concesso inizialmente le autorizzazioni per un cantiere che oggi è sotto sequestro. Dov’è il cortocircuito in tutto questo? Forse nelle norme, troppe, spesso contraddittorie, difficili da interpretare perché scritte male. E questa non è certo colpa di Briatore. 

 

Andrea Colella


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