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Truffa di cittadinanza

Da tempo in molti si pongono interrogativi riguardo al Reddito di cittadinanza, un provvedimento che fin dall’inizio della sua introduzione ha rappresentato una vera e propria boccata di ossigeno per tante persone che avevano perso il lavoro o si trovavano in condizioni di difficoltà economica. Al di là, dunque, dell’indiscussa utilità sociale come intervento di “primo soccorso”, i dubbi permangono a causa dei recenti fatti di cronaca che, dal Nord al Sud del Paese, mettono in evidenza le truffe poste in essere da soggetti percettori di Reddito di cittadinanza, ma con uno stile di vita tutt’altro che da indigenti. 

Nei giorni scorsi un imprenditore salentino che nel mese di agosto 2020 ha avanzato richiesta di emersione per 18 cittadini extracomunitari, dichiarando redditi alti al fine di poter ottenere il nullaosta per la loro regolarizzazione, mentre all’Inps aveva dichiarato dei redditi di gran lunga più bassi per percepire il Reddito. E questo è solo l’ultimo caso in ordine di tempo. 

La questione diventa così prioritaria: non si può far affidamento solamente alle autocertificazioni o alle dichiarazioni dei soggetti richiedenti, occorrono controlli e certezza delle sanzioni per chi truffa lo Stato. Solo così questo strumento potrà sostenere chi ha davvero bisogno, in attesa che possa reinserirsi nel mondo del lavoro. Le risorse pubbliche non saranno disponibili in eterno e il nostro Pese non può permettersi il lusso di foraggiare i truffatori. 

 

Andrea Colella 


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