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La strategia della dis-tensione

In questo numero di Belpaese abbiamo riportato quanto sta avvenendo nelle campagne di Melendugno, con la protesta non violenta degli attivisti No Tap che, arrampicandosi sugli alberi e creando cordoni intorno agli stessi, stanno riuscendo a rallentare e interrompere le operazioni di capitozzatura degli ulivi situati nell’area del cantiere e sul primo tracciato del gasdotto. 

Tap ovviamente non ha gradito e minaccia azioni legali a difesa dei propri interessi. Ma la protesta continua, contando anche su un congruo numero di attivisti che si alternano al presidio di San Basilio per sorvegliare le campagne (negli ultimi giorni erano circa una settantina quelli presenti ogni mattina). L’evidenza è sotto gli occhi di tutti: la gente -ambientalisti ma anche semplici cittadini di ogni età e classe sociale- il gasdotto proprio non lo vogliono e, nonostante le istituzioni, sono pronti a scendere in campo (nel vero senso della parola) per ribadirlo ad alta voce. 

In tutto questo gli operatori delle Forze dell’ordine, spesso accusati di difendere gli interessi di una multinazionale molto poco trasparente, in realtà eseguono gli ordini che arrivano dall’alto e, anzi, sono i primi a gettare acqua sul fuoco facendo interrompere i lavori degli operai incaricati delle capitozzature prima che le circostanze degenerino. Alla tensione di un contesto di per sé stesso complesso, i No Tap hanno scelto dunque di opporre la dis-tensione della resistenza passiva. Ci si augura che i rappresentanti delle istituzioni mettano in campo, invece, una strategia dell’azione, con tutti gli strumenti legali disponibili. 

 

Andrea Colella 


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