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Pensiero positivo

Fanno molto riflettere i dati diffusi dal reparto di Malattie infettive del “Vito Fazzi” in merito all’aumento dei soggetti sieropositivi in provincia di Lecce. Fa riflettere ancora di più che molti di loro hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni, una fascia d’età per la quale non si è fatto abbastanza in termini di divulgazione e informazione sui rischi del contagio, evidentemente non percepiti come tali. 

Chi di voi ha più di quarant’anni ricorderà certamente quelli spot televisivi di Pubblicità Progresso degli anni ’80 che mettevano in guardia dall’Aids: le riprese erano in bianco e nero, e i soggetti a rischio contagio venivano evidenziati con una linea di contorno colorata in viola; lo slogan della campagna era: “Se lo conosci lo eviti”. Ecco, per certi aspetti, mi sembra siamo ritornati a quelli anni. Anzi, all’anno zero. Eppure i farmaci a disposizione trent’anni fa non sono neanche paragonabili a quelli disponibili oggi, un grado di garantire, se non la guarigione, almeno una buona qualità e aspettativa di vita ai pazienti sieropositivi. 

Perché dunque aumenta il numero degli infettati? E perché, indipendentemente dall’orientamento sessuale, sono soprattutto maschi e giovani? Semplice: perché l’Hiv e l’Aids sono malattie ormai fuori moda, conseguentemente non se parla più in casa (non è una novità), nelle scuole e nelle università, se si escludono associazioni come la Lila, che fa informazione spesso scontrandosi con la burocrazia e i disservizi della sanità pubblica. Se lo conosci lo eviti, oggi ancora di più rispetto a ieri. 

 

Andrea Colella 


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