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La legge dei miracoli

È proprio un miracolo quello che tutti ci aspettiamo dall’ultimo Dpcm del Governo Conte. Sì, perché sentendo quotidianamente i “bollettini di guerra” che indicano un incremento costante del numero di contagi in Puglia, insieme alle notizie in merito alle limitate disponibilità di posti letto nei reparti infettivi e di terapia intensiva dei nostri ospedali, non ci dobbiamo meravigliare se ci sentiamo angosciati, memori dei tristi mesi del lockdown che sembravano quasi esorcizzati da un’estate all’insegna della spensieratezza. 

Invece il virus sembra non avere nessuna intenzione di farci dormire sonni tranquilli e, dunque, dobbiamo rassegnarci all’idea di doverci convivere, e i sacrifici sono necessari. Rinunciare alla movida (come finora l’avevamo intesa, ndr), ai ricevimenti con più di 30 persone, alle partite allo stadio e alla maggior parte degli eventi dal vivo, come anche l’indossare la mascherina all’aperto, potranno ridurre la qualità della nostra vita ma il buon senso oggi come mai è d’obbligo. 

I miracoli, si sa, non vengono però da soli: i provvedimenti d’alto non serviranno a molto se non saranno accompagnati da una responsabilità individuale e collettiva che deve necessariamente poggiarsi su una adeguata percezione del rischio, senza lasciare spazio a fake news e patemi d’animo. “Dura lex, sed lex”, dunque: rispetto delle regole, con le dovute precauzioni e la buona, vecchia creatività all’italiana che ci consentirà di fare di necessità virtù. 

 

Andrea Colella 


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