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Emergenza di stagione

Il centralino del numero per le emergenze mediche, in tilt per quasi 48 ore nei giorni scorsi, è la goccia che ha fatto letteralmente traboccare un vaso di per sé traballante, per non dire già rotto e incollato più volte. Il nostro primo piano, dedicato alla mancata attivazione di sette postazioni di Pronto Soccorso su undici previste dalla Asl lungo le coste del Salento, sembra quasi stridere con la copertina in cui si parla -questa volta in positivo- delle maggiori opportunità per i disabili gravi di poter usufruire del nostro mare, opportunità che sembrano però vanificate dall’assenza di una postazione dotata di medici, infermieri o soccorritori in grado di intervenire prontamente se qualcosa va storto (a onor del vero a San Foca tale struttura è attiva). 

Sia chiaro: nessuno di noi attribuisce responsabilità al personale medico e paramedico, e sono comprensibili le difficoltà delle associazioni di volontariato ad aggiornare il parco ambulanze quando le stesse abbiano più di otto anni. Un po’ meno comprensibili le difficoltà a reperire personale adeguatamente formato, requisito sul quale obiettivamente non si può transigere e che chiama in causa direttamente i dirigenti dell’Asl di Lecce e i corsi di formazione da loro organizzati, defibrillatore incluso. 

Pur essendo un territorio a vocazione turistica, sappiamo bene di avere dei punti deboli, come trasporti e servizi carenti; ora si aggiunge anche un’assistenza sanitaria insufficiente. Si spera che chi deve provvedere lo faccia in fretta, sperando che nel frattempo nessuno si faccia male. 

 

Andrea Colella 


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