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Vendetta a luci rosse

[06/03/2020] PRIMO PIANO

Vendetta a luci rosse

Stalking e revenge porn ai danni della ex: in manette un 58enne. Incapace di accettare la fine del rapporto, da mesi la perseguitava, minacciando anche di diffondere video hard girati a insaputa di lei in occasione dei loro incontri 

 

Nei giorni scorsi sono scattate le manette per un 58enne di Merine, accusato di tentata estorsione aggravata, stalking e danneggiamento aggravato, sulla scorta delle indagini coordinate dal pubblico ministero Luigi Mastroniani. L’uomo avrebbe minacciato l’ex compagna di diffondere materiale pornografico amatoriale, registrato durante i loro rapporti sessuali attraverso una videocamera nascosta in un cartone con degli appositi fori. Un evidente caso di revenge porn (vendetta attraverso l’uso di materiale pornografico) che si accosta alle numerose denunce di stalking ed estorsione. 

“Ti ricordi questa?” scriveva l’uomo alla vittima, inoltrandole foto e video di loro due in espliciti atteggiamenti intimi. “Ti ricordi di questa, amore?” perseverava, finché non le ha inviato un video in cui, mostrando una corda, ha minacciato di togliersi la vita se l’ex si fosse ostinata a non tornare. L’ordinanza in carcere è stata disposta dal gip Cinzia Vergine ed è stata eseguita dagli agenti della Squadra Mobile di Lecce, valorizzando le varie denunce che nel corso dei mesi sono state depositate dalla vittima, una donna di trent’anni assistita dall’avvocato Fabrizio Pisanello. “Ha dimostrato l’incapacità di metabolizzare la frustrazione della fine del rapporto e della chiusura nei confronti della parte offesa -scrive il gip nell’ordinanza-. Un soggetto dal temperamento aggressivo e violento che, alla luce del suo curriculum criminale, potrebbe facilmente intimorire la parte offesa e le altre persone che hanno reso sommarie informazioni sì da indurle a ritrattare le dichiarazioni rese”. 

Un vortice di paura che ha avvolto la vittima per mesi, culminata con danneggiamento dell’auto per mano dello stalker lo scorso Natale. Gli episodi sono stati ricostruiti dalla Squadra mobile, aiutata inoltre dall’ingegnera informatica Luigina Quarta. L’uomo è stato finalmente arrestato e presto si presenterà davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia, accompagnato dall’avvocato Stefano Prontera.

 

Ruben Alfieri 

 

Revenge porn: ecco come difendersi

 

È un fenomeno sempre più in crescita, quello del revenge porn. Foto e video intimi che tali dovrebbero restare e che invece cominciano a viaggiare sui social network e su Internet, senza freno alcuno, rischiando di rovinare la reputazione a uno dei due soggetti in questione. Qualcosa a livello legislativo, però, per fortuna si muove. 

La conferma arriva dall’avvocata Alessia Ferreri, ex consigliera di parità della Provincia di Lecce e presidente di Soroptimist Club Lecce, da tempo impegnata per le tutele antidiscriminatorie e Politiche di genere: “Finalmente il legislatore è corso  ai ripari davanti ad un preoccupante fenomeno che popola la rete e gli strumenti di comunicazione social da svariati anni: la legge 19 luglio 2019 n. 69, all’articolo 10, infatti, ha introdotto anche in Italia il reato di revenge porn (articolo n. 612-ter del Codice Penale)  con la denominazione di  Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”. 

Ma cos’è il revenge porn in sostanza? “È un’espressione in lingua inglese che associa la parola ‘vendetta’ (revenge) a quella di pornografia ed indica l’azione di caricare e quindi condividere su Internet immagini o video a sfondo sessuale senza il consenso dei protagonisti; l’autore del revenge porn è pertanto chi, essendo in possesso dei contenuti sessualmente espliciti, li diffonde, pubblica o cede in modo indebito, vale a dire senza il consenso delle persone ritratte”. 

Di solito a generare un comportamento del genere è la fine di una relazione non accettata da uno dei due partner, così a pagarne le spese è l’ex di turno, solitamente una donna, additata e messa al bando da tutti. “Il riconoscimento legislativo è fondamentale per la tutela della vittima, che vede totalmente compromessa la sua salute psicologica e relazionale: i dati ci riportano il vissuto di un forte stress emotivo, problematiche sociali ed isolamento, ripercussioni nell’ambiente lavorativo, atti autolesionistici e tentativi di suicidio. Inoltre, si ricorre frequentemente ad un supporto psicologico, poiché la persona dichiara un vissuto devastante dovuto all’invasione della propria sessualità ed intimità attraverso un’esposizione pubblica in sui si è soggetti al giudizio e al commento degli altri. Ricordo che questo odioso delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale; si procede tuttavia d’ufficio nei casi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o di una donna in stato di gravidanza”. 

La legge da una parte, la cultura dall’altra come leva fondamentale per cambiare un trend negativo: “Non possiamo comunque limitarci allo strumento legislativo. Ora è tempo di fare educazione, anche digitale, a partire dai giovani, verso questo problema.  È tempo di spiegare a giovani ed adulti quali drammatiche conseguenze possono avere dei comportamenti incauti. È tempo di riportare il tema della tutela della sfera privata all' attenzione pubblica. Niente più vite, giovani e meno giovani, rovinate”.

 

Alessio Quarta 



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