Sei in: Home»Rubriche»In copertina

Una terra senza veleni?

[05/04/2019] IN COPERTINA

Una terra senza veleni?

Mentre negli USA Bayer-Monsanto è stata condannata a pagare 80 milioni di dollari, a seguito del riconoscimento del nesso di causa-effetto per il glifosato nell’insorgenza del tumore, in Italia il ministro della Salute Giulia Grillo ha recentemente ribadito che “quel diserbante deve essere messo al bando”. Sulla stessa linea si muove Coldiretti, il cui presidente provinciale Gianni Cantele, oltre a condannarne l’uso irrazionale, ha ricordato che l’agricoltura sostenibile, attraverso l’utilizzo di principi attivi di natura vegetale, è l’unica via da seguire 

 

Il glifosato finisce di nuovo sul banco degli imputati. E questa volta ne esce davvero con le ossa rotta, insieme con l'azienda che lo utilizza. Glifosato-Roundup-Monsanto è un trittico di cui spesso abbiamo scritto in questi anni: dubbi e perplessità su un erbicida che qui da noi è stato per anni il più utilizzato perché si pensava fosse innocuo, poi i dubbi sulla potenziale cancerogenicità hanno fatto capolino. Nei giorni scorsi, negli Stati Uniti il Tribunale di San Francisco ha condannato Monsanto a pagare 80 milioni di dollari, ritenendola colpevole di aver contribuito allo sviluppo di un tumore (un linfoma non Hodgkin) al 70enne californiano Edwin Hardeman, un contadino che per vent’anni anni aveva usato il Roundup, prodotto da Monsanto e basato sul principio attivo del glifosato. 

Secondo i giudici la multinazionale Usa, che di recente è stata comprata dal gruppo tedesco Bayer per una cifra che si aggira attorno ai 66 miliardi di dollari, ha agito in modo negligente non mettendo adeguatamente in guardia sui pericoli del Roundup. In particolare, l'accusa poggia sull'assenza di test precedenti e sulla mancata comunicazione dell'azienda ai consumatori sui rischi di un possibile tumore. Naturalmente, Monsanto respinge le accuse al mittente ed è pronta a fare ricorso. Il colpo, però, è stato sentito e la Bayer nei giorni scorsi ha subito una serie di tonfi in Borsa. Da anni il glifosato è al centro di critiche che hanno diviso in due il mondo scientifico. Da una parte, i ricercatori dello Iarc (un organismo dell’Organizzazione Mondiale della Salute) hanno dichiarato il glifosato “probabilmente cancerogeno”, basandosi sulla valutazione di tutti gli studi disponibili e interamente pubblicati a livello internazionale. Dall'altra parte, gli esperti dell’Autorità europea di sicurezza alimentare (Efsa), che ha sede a Parma, i quali sono arrivati a conclusioni opposte, basandosi in parte su studi diversi, ma di cui sono stati pubblicati solo il sommario e le conclusioni per ragioni di tutela del segreto commerciale. 

Fatto sta che il dibattito è aperto e piuttosto controverso. Anche all'interno delle forze di governo. Ad esempio, la ministra della Salute, Giulia Grillo, lo scorso 6 febbraio, all'interrogazione parlamentare del senatore Saverio De Bonis, presidente dell'Associazione GranoSalus, aveva affermato: “Per quanto riguarda il riscontro dell'eventuale presenza di residui di glifosato nel grano d'importazione nei limiti di legge, tale riscontro non costituisce né una non conformità, né un rischio per la salute”. A poco più di un mese di distanza, sul blog di Beppe Grillo pubblica un articolo emblematico, dai toni opposti, dal titolo: “Il glifosato deve essere bandito”. 

 

Pasta contaminata: la lista nera de “Il Salvagente” 

 

Il glifosato arriva sulle nostre tavole? Molto probabilmente in dosi ridotte, ma senz'altro sì. Indiziate principali le farine e le birre. È quanto emerge, ad esempio, dallo studio portato avanti da 15 epidemiologi provenienti da una dozzina di istituti di ricerca internazionali, tra cui l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (Iarc), che hanno condotto un lavoro di sintesi per valutare quale tra i pesticidi più utilizzati è associato ad un maggiore rischio di ammalarsi linfoma non Hodgkin. Il tristemente famoso glifosato è, da parte sua, associato con un eccesso di rischio Linfoma diffuso a grandi cellule B del 36%, la forma più comune di linfoma non Hodgkin. Sono sostanze che, purtroppo, finiscono spesso anche sulle nostre tavole. 

Il glifosato contamina molto spesso alimenti di uso quotidiano come pasta, biscotti e farine. In una indagine condotta nel mese di marzo dalla rivista “Il Salvagente” sono finite sotto la lente d'ingrandimento 13 tipi di farine e di queste solo due (Esselunga e La Molisana) sono risultate completamente libere da qualsiasi residuo, mentre sono ben 11 i prodotti nei quali c’è traccia di trattamenti fitosanitari. Il glifosato, ad esempio, è stato riscontrato nelle farine Molino Spadoni Farina d'America, Carrefour, Garofalo, Lo Conte Farine Magiche. E non solo: tra pane, pizza, pasta e cereali noi italiani ne consumiamo in media 50 chili all’anno. Se già la materia prima presenta delle criticità e seppur bassi livelli di sostanze chimiche, va da sé che potremmo essere esposti maggiormente a quello che viene definito mix tox, una sorta di effetto cocktail che aumenta il rischio di contrarre patologie infiammatorie cronico-degenerative.

Per non pensarci troppo, forse sarebbe il caso di berci una birra sopra. Tuttavia, anche qui i rischi sarebbero dietro l'angolo, specie se si esagera. Qualche mese fa era venuta fuori la notizia che alcune birre tedesche tra le più note in commercio contenessero tracce di glifosato e fossero perciò da evitare perché pericolose. Sull'argomento va fatto, però, un'importante operazione di fact-checking: il Bundesinstitut für Risikobewertung, lo stesso che aveva rilevato la presenza infinitesimale di tracce di glifosato in queste birre, sosteneva che un adulto dovrebbe bere intorno ai mille litri al giorno per assumere una quantità pericolosa. Nel dubbio meglio astenersi. 

 

Alessio Quarta 



«Indietro
Cristiano Militello L'intervista della settimana
Cristiano Militello

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising