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Una terra poco fertile

[09/03/2018] IN COPERTINA

Una terra poco fertile

Quasi la metà della popolazione maschile del Salento soffrirebbe a vario livello di criticità legate agli spermatozoi (per numero, motilità e morfologia): è quanto emerso da un convegno tenuto sabato 3 marzo presso la Casa di Cura "Prof. Petrucciani" di Lecce. Le cause? In primis l'inquinamento atmosferico e il contatto con sostanze tossiche (come ftalati, iperfluorati, parabeni o il bisfenolo A), a seguire i farmaci e lo stile di vita

 

Un tasso di crescita della popolazione che nel 2016 si è attestato al -0,2% e un tasso di natalità che supera di poco la media di un figlio per ogni donna. L'indice demografico italiano continua a registrare variazioni in negativo ed oggi, oltre che sotto l'aspetto politico-sociale, può considerarsi anche un fenomeno sanitario. Preoccupano infatti i dati sulla fertilità diffusi gli scorsi 23 e 24 febbraio presso la Leopolda di Firenze, in occasione del 1° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita: secondo alcuni studi, negli ultimi 30 anni il numero di spermatozoi presenti nel liquido seminale maschile si è dimezzato. Un quadro piuttosto allarmante, e non solo a livello nazionale: secondo un'indagine partita lo scorso luglio, e ancora in corso, circa il 50% degli uomini salentini avrebbe problemi legati all'infertilità. 

Questo è il dato principale che lo scorso 3 marzo è stato presentato durante il convegno "Inquinamento ambientale e infertilità" e svoltosi presso il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) della Casa di Cura "Professor Petrucciani" di Lecce, ente organizzatore dell'evento e promotore della ricerca secondo la quale ben 46 soggetti sui 100 esaminati soffrono di criticità legate agli spermatozoi (per numero, motilità e morfologia). Lo studio ha inoltre confermato quanto emerso nel 2012 dall'Università di Bari, secondo la quale nel brindisino e nel tarantino la percentuale di infertilità di coppia è pari al 20-25%, circa 10 punti superiore alla media nazionale. 

E come a Firenze, anche per il centro gestito dal dottor Giancarlo Locorotondo (responsabile U.O. Ginecologia e del Centro PMA) e dal dottor Giovanni Presicce (responsabile del laboratorio PMA), l'alto tasso di infertilità tra la popolazione salentina è legata alla presenza di agenti inquinanti, e il riferimento non è solo verso le attività delle industrie presenti sul territorio (polveri sottili e materiali di scarto): a contribuire all'emergenza sarebbero anche sostanze chimiche come ftalati, iperfluorati, parabeni o il bisfenolo A, presenti in prodotti di uso quotidiano. O ancora gli estrogeni sintetici rilasciati dalle bottiglie di plastica lasciate al sole. 

Inquinamento, però, è anche quello prodotto dal traffico stradale, tanto è vero che per i ricercatori dell'Università "Federico II" di Napoli il numero di spermatozoi risulta inferiore negli uomini che lavorano ai caselli autostradali, quindi maggiormente esposti ai gas di scarico delle automobili. Contrastare questo trend non è impossibile, ma occorre agire in due direzioni parallele: cambiare il regime alimentare, facendo affidamento soprattutto alla dieta mediterranea, e risanare un ambiente ormai da anni ampiamente compromesso. 

 

Non solo inquinamento: ecco le altre cause dell'infertilità 

 

Inquinamento atmosferico e sostanze dannose presenti negli alimenti sono stati individuati come le principali cause della preoccupante crescita dell'infertilità nella popolazione italiana e salentina. Esistono, però, altri fattori che in diversa misura possono contribuire alla diffusione di questo fenomeno, alcuni dei quali possono interessare esclusivamente uno dei due sessi. È il caso, ad esempio, dell'ibuprofene, un antinfiammatorio il cui abuso può rivelarsi dannoso per le donne, o dell'abitudine maschile di tenere il proprio telefono cellulare nelle tasche dei pantaloni. In quest'ultimo caso, come ha raccontato recentemente anche Milena Gabanelli in Dataroom, la ricerca "The influence of direct mobile phone radiation on sperm quality" ha dimostrato come l'esposizione ravvicinata alle radiazioni di smartphone può diminuire la capacità di movimento degli spermatozoi. 

Oltre ad altri fattori già ampiamente conosciuti come fumo e alcol, a favorire l'infertilità intervengono altri particolari aspetti finora forse poco considerati, come ad esempio le temperature climatiche: anche se in Italia non sono state individuate aree geografiche a rischio, è stato però evidenziato come nei paesi arabi l'elevata temperatura contribuisce all'aumento dell'infertilità. È però il caldo in sé a rappresentare un pericolo, non solo dal punto di vista climatico: a rischio sarebbero, quindi, anche coloro che svolgono professioni in cui è inevitabile il contatto a fonti di calore, come cuochi o operai di fonderie.

Qualunque sia la dimensione del fenomeno e qualsiasi siano le cause, i preoccupanti dati sull'infertilità possono spiegare, almeno in parte, il tasso di natalità italiano sempre più basso (1,34 figli per donna). E proprio nel 2016 l'allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin istituì la campagna del "Fertility Day" che, pur tra imbarazzanti gaffe, aveva l'obiettivo di sensibilizzare le donne sull'importanza di procreare prima che la natura possa renderlo sempre più difficile, annunciando anche il coinvolgimento di università, istituzioni e la nascita di un master di alta formazione di Medicina della fertilità. Del "Fertility Day", però, non si hanno più notizie e la natura continua a fare il suo corso. 

 

In Salento è sempre alto il tasso di mortalità per le malattie respiratorie

 

L'inquinamento è quindi la ragione principale dell'alto tasso di infertilità registrato nella popolazione italiana, come anche in quella salentina. Negli ultimi anni, però, abbiamo avuto modo di evidenziare come, purtroppo, la contaminazione dell'ambiente sia all'origine dell'allarmante incidenza tumorale che caratterizza il nostro territorio e che riguarda in particolare alcune patologie particolari; tra queste, spicca il tumore al polmone, la cui crescita supera la media nazionale. Questa malattia rappresenta sicuramente la più grave delle numerose patologie dell'apparato respiratorio, che registrano in provincia di Lecce il più alto tasso di mortalità, superiore a quello italiano e regionale. 

Di questo preoccupante fenomeno si è parlato gli scorsi 23 e 24 febbraio nel congresso "Pneumologia territoriale: attualità e prospettive", tenutosi presso l'Hotel Tiziano di Lecce e dedicato alle malattie polmonari. L'evento è stato organizzato dal dottor Francesco Satriano, responsabile dell'Unità di Pneumologia territoriale della Asl di Lecce, alla luce dell'allarme lanciato dal "Report ambiente e salute in provincia di Lecce" diffuso nel febbraio 2016. Il dato più preoccupante contenuto nella ricerca è rappresentato dai 6.320 decessi per malattie respiratorie registrati negli anni compresi dal 2006 al 2011; in altre cifre, il report parla di oltre mille persone morte ogni anno, con un aumento che si attesta tra il 10% e il 13% rispetto alla media pugliese. 

Ugualmente drammatico il quadro di Lecce: il capoluogo salentino ha dovuto dire addio a ben 785 cittadini, circa 130 ogni anno. Nel corso dei due giorni di congresso hanno partecipato numerosi specialisti provenienti da varie parti d'Italia e del mondo, i quali hanno presentato delle importanti novità sotto l'aspetto terapeutico e diagnostico in merito all'asma e alla BPCO (bronco-pneumopatia cronico-ostruttiva) e posto l'accento anche sulla tubercolosi, malattia tutt'altro che debellata. 

 

Alessandro Chizzini 



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