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Tap, cantiere blindato per ordine del Prefetto

[17/11/2017] PRIMO PIANO

Tap, cantiere blindato per ordine del Prefetto

Proteste non solo da parte dei No Tap ma anche dei cittadini di Melendugno per i disagi derivanti dalle barriere che per un mese impediranno a chiunque il transito nell’area 

 

Circondati, assediati, privati della libertà di circolazione. Con questi sentimenti, misti a rabbia ed indignazione, si sono svegliati la mattina del 13 novembre i cittadini di Melendugno e San Foca dopo l'ordinanza emessa dal prefetto di Lecce, Claudio Palomba, per tutelare il regolare svolgimento dei lavori della Tap. Un dispiego di Forze dell'ordine mai visto prima, se non nei film polizieschi, diverse centinaia tra poliziotti e carabinieri che tengono d'occhio ogni possibile via d'accesso all'area dove si sta realizzando una sorta di zona cuscinetto per impedire agli attivisti contrari alla realizzazione dell'opera di raggiungere il proprio presidio, da mesi individuato nei pressi dei cancelli che delimitano il cantiere. 

Una situazione paradossale che ha assunto i connotati del surreale per i tanti residenti interessati giocoforza dal provvedimento. Camion della raccolta differenziata che non potevano transitare per alcune vie, scuolabus con enormi difficoltà a raggiungere i piccoli scolari, agricoltori proprietari di terreni ricadenti all'interno della zona off limits cui veniva impedito di raccogliere le olive se non muniti di pass, giornalisti a cui era impedito l'accesso e per diversi residenti persino raggiungere il cimitero per portare un fiore ai propri cari è stato impossibile. 

La misura restrittiva voluta dal Prefetto per 30 giorni, con presenza h 24 delle forze dell'ordine, ha il compito di permettere alle diverse maestranze impiegate sul luogo di portare a termine i propri lavori e tiene conto dei diversi atti di opposizione dei mesi scorsi: dalle dimostrazioni compatte in occasione degli espianti di ulivi alle fasi di potatura degli stessi fino allo sparo di fuochi d'artificio ad altezza uomo contro l'auto dell'istituto di vigilanza che presidia il cantiere. 

Iniziative che sono al vaglio degli inquirenti, i quali valutano il rischio di infiltrazioni anarco-insurrezionaliste o criminali all'interno di un movimento che si è contraddistinto per il suo pacifismo. Un'atmosfera intollerabile per il sindaco di Melendugno, Marco Potì: "C’è stata una sospensione dei diritti costituzionali: quello alla proprietà, alla libertà di circolazione, alla manifestazione da parte dei cittadini e al diritto all’informazione da parte dei giornalisti. Fino ad oggi c’è stato il dissenso pacifico e civile da parte di gran parte delle comunità interessate rispetto a questa infrastruttura. Sono preoccupato per gli effetti di questo provvedimento sproporzionato, che sottrae fette di territorio ai cittadini, ai proprietari dei fondi. Temo che la militarizzazione del territorio possa durare anni”. Nonostante tutto, le iniziative del movimento No Tap continuano con assemblee pubbliche a Melendugno, in attesa di nuovi sviluppi. 

 

L’ultima chance? Impugnare l’ordinanza prefettizia 

 

Nell'area del cantiere gli operai hanno già provveduto ad installare le torri faro. I mezzi cingolati sono impegnati nella creazione delle condizioni di sicurezza, ricorrendo a barriere New Jersey in cemento e all'innalzamento delle recinzioni, dopo di che si procederà con la realizzazione della strada di accesso al cantiere. Tutte queste operazioni saranno effettuate sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine, con un servizio specifico h 24 a garanzia del proseguimento dei lavori, soprattutto in previsione dell'inizio dello scavo per la realizzazione del pozzo di spinta. Sempre in questi giorni si valuterà l'opportunità o meno di eradicare i 16 ulivi monumentali rimasti nel cantiere, per il cui spostamento Tap ha ottenuto parere favorevole dalla Regione Puglia. 

La matassa è ancora lontana dall'essere sbrogliata. L'ordinanza del Prefetto potrebbe anche essere impugnata dai sindaci del territorio che stanno discutendo sul da farsi. Ogni possibilità viene valutata, certo resta la domanda se un tale assetto di forze di polizia sia veramente indispensabile per tutelare l'opera di un privato. 

 

Alessio Quarta 



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