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Roca Vecchia, una storia per tutti

[29/06/2018] PRIMO PIANO

Roca Vecchia, una storia per tutti

Da alcune settimane sono ripresi i lavori sul sito archeologico presso la marina di Melendugno, un vero e proprio museo a cielo aperto ricco di reperti che vanno dal Neolitico al Medioevo, che si appresta a diventare meta d’elezione per il turismo culturale 

 

Nel 2016, all’avvio dei lavori, il sito archeologico di Roca Vecchia era in larga misura coperto da erbacce e molte delle strutture riconoscibili, seppur accessibili a tutti, versavano in precario stato di conservazione. Ad oggi buona parte degli interventi conservativi (soprattutto quelli che riguardano la cittadella fortificata tardo-medievale) sono stati portati a compimento, ma molto resta ancora da fare perché l’area archeologica di Roca Vecchia possa assumere il giusto ruolo tra le mete internazionali del turismo culturale offrendo dei servizi di adeguato spessore all'interno di una rete territoriale di siti archeologici e generando finalmente un reale indotto per il settore. 

“La fattiva collaborazione tra Amministrazione comunale di Melendugno, Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto e la stessa Università del Salento -ha dichiarato Teodoro Scarano, ricercatore presso l’Unisalento e responsabile archeologo per l'Ufficio Direzione Lavori- si sta ora indirizzando verso una rinnovata condivisione di strategie d’intervento che consentano di fare in modo che questo progetto non resti un episodio isolato ma apra piuttosto un tavolo tecnico di pianificazione”. 

Il progetto necessita, difatti, di interventi sul lungo termine mirati alla conservazione e valorizzazione di questi beni archeologici che assicurino continuità alle azioni già precedentemente intraprese. Nello specifico si fa riferimento alla Porta Monumentale delle fortificazioni preistoriche e ai due edifici di culto della cittadella fortificata medievale con le rispettive necropoli: costruzioni monumentali uniche nel panorama internazionale che vanno rese comprensibili e fruibili anche ai non addetti ai lavori. A questi si aggiunge senza dubbio la Grotta Poesia, piscina naturale all’interno della stessa area archeologica che ha contributo a rendere la Puglia famosa in tutto il mondo; parliamo di un vero e proprio santuario costiero, frequentato dall’uomo dalla tarda preistoria sino all’età repubblicana romana, che può e deve diventare un laboratorio stabile di ricerca scientifica la cui importanza va riconosciuta con modalità di fruizione sostenibili.

La storia di questo sito archeologico è la storia di una tra le più antiche battaglie della preistoria europea che la ricerca archeologica abbia potuto documentare e che ad oggi è diventato patrimonio di tutti, consentendo ai visitatori di essere catapultati all’interno della stessa battaglia, nella porta e nei corridoi delle fortificazioni fruendone in modalità esperienziale grazie a contenuti in realtà virtuale ed aumentata mediati da un’app a cura del Consorzio Cetma di Brindisi. 

Il progetto ha sin qui consentito di riprendere l’indagine, interrotta nel 1994, che venne portata avanti in precedenza dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento sotto la direzione scientifica del compianto professore Cosimo Pagliara con il preciso scopo di documentare l’intera sequenza delle fasi di costruzione e ricostruzione che si sono susseguite nel corso di tutto il II millennio a.C. 

Una storia importante, dunque, che con questo scavo si è arricchita di dettagli e protagonisti, e che i visitatori hanno potuto seguire quotidianamente grazie al percorso e all’area di sosta allestiti in pieno cantiere, grazie alle guide condotte a scavo in corso dagli stessi archeologi di Vivarch, alla costante diffusione delle informazioni sui canali social e alle pubblicazioni su riviste nazionali di settore.

 

Serena Merico 



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