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Raffaele Fitto: "Il 3%? Sono convinto che faremo di meglio"

[09/02/2018] PRIMO PIANO

Raffaele Fitto: "Il 3%? Sono convinto che faremo di meglio"

Dalla riduzione del debito pubblico alla pressione fiscale fino ai rapporti con le altre "anime" del centrodestra, il leader di "Noi con l'Italia-Udc" ci illustra il suo programma politico 

 

È una campagna elettorale molto complessa quella che stiamo vivendo, caratterizzata anche da cambiamenti repentini e spesso inaspettati di squadra (sempre all'interno dello stesso schieramento) da parti di diversi nomi noti della politica. Ciononostante, Raffaele Fitto al suo progetto ci crede davvero, forte soprattutto di una risposta positiva da parte del nostro territorio in termini di consenso. 

Fitto, perché ha deciso di candidarsi solo al proporzionale?

Ho sempre pensato che quando si crede in ciò che si fa, bisogna avere il coraggio di rischiare e in questa battaglia che ci aspetta ho voluto metterci la faccia. Siccome il tema è "farete o non farete il 3%", io sono convinto che faremo di più e lo dimostro con un comportamento conseguente: non collocandomi in nessun collegio uninominale, ma collegando la mia elezione solo alla possibilità di superare la soglia di sbarramento fissata. Faccio questo per dimostrare due cose: che si può fare una campagna elettorale con una forte carica di ideali e di passione e che la sfida, seppur difficile e impegnativa, ci carica di forti motivazioni, nella convinzione che questo risultato possiamo raggiungerlo e superarlo. 

Dai "Conservatori e riformisti" europei, a "Direzione Italia", a "Noi con l'Italia-Udc". Qual è il filo rosso che lega tutti questi passaggi? 

Di certo non quello di inseguire poltrone, ma quello di aver costruito un progetto politico nuovo, ambizioso e stimolante, che non nasce in funzione dell'appuntamento elettorale, ma per mettere insieme e fare sintesi di tante realtà di ispirazione liberale e popolare che rischiavano la frammentazione, e che unite possono dare un contributo decisivo a garantire la stabilità di un futuro governo di centrodestra per il paese. E a riprova che non si tratta di una sommatoria di sigle, dopo la campagna elettorale andremo verso la celebrazione di un congresso. 

La coalizione di centrodestra è in linea con la sua storia politica. Ma non c'è il rischio che la convivenza con anime tanto diverse (si vedano certe posizioni estreme della Lega) possa scoraggiare un elettorato che ha già più volte optato per l'astensione, specie al Sud e nel Salento? 

Noi ci rivolgiamo proprio a quella fascia di elettori che si è rifugiata nell'astensione, che guarda al centrodestra, ma non è convinta delle attuali opzioni. Vogliamo essere degli equilibratori, non ci interessa parlare alla pancia della gente, millantando ogni tipo di promesse. Vogliamo parlare alla testa delle persone, spiegando concretamente per ogni proposta come raggiungere l'obiettivo e da dove prendere le risorse. 

Partendo da dove, con quali priorità?

Innanzitutto dalla necessità di ridurre il debito pubblico, un obbligo imprescindibile per ogni Governo responsabile. Si tratta di 2.300 miliardi, 400 miliardi l'anno. E parlare di sforare il 3% ha senso solo se mira a questo obiettivo: ridurre il debito e la spesa pubblica inefficiente. Quattro le voci su cui intervenire: la spesa pubblica delle Regioni, il tema dell'acquisto di beni e servizi, il tema dei costi standard in materia sanitaria e l'aggressione delle cosiddette municipalizzate. Sono voci che possono produrre in termini di risparmio della spesa pubblica decine di miliardi di euro. 

Proposte che potevate avanzare nel corso di questa legislatura col suo gruppo di "Direzione Italia". 

Infatti lo abbiamo fatto col nostro gruppo di parlamentari: hanno lavorato in silenzio e puntualmente ad ogni legge di stabilità hanno presentato emendamenti che pur essendo stati ritenuti tecnicamente ammissibili, per tagli di oltre 40 miliardi di euro, sono stati ogni volta politicamente bocciati dalla maggioranza. 

Miliardi di euro di risparmio da investire come? 

Intervenendo sull'Irpef ad esempio in favore del ceto medio. Parliamo di redditi dai 28 ai 55mila euro, che è la fascia che rischia di scivolare sotto la soglia di povertà. Intervenendo sul tema della pressione fiscale sulla casa su cui insiste ancora una tassazione di 21 miliardi. Pressione fiscale che pesa sui capannoni, sulle botteghe, sui negozi, sugli istituti professionali e che spiega perché il mercato immobiliare si sta riprendendo ovunque tranne che in Italia.

E sul fronte pensioni? La Fornero è da abolire come dice Salvini? 

La Fornero ha senz'altro dei punti da cambiare, ma lo si farà esclusivamente in base alle coperture finanziarie disponibili. 

Dal suo progetto si sono staccati però alcuni suoi ex fedelissimi, che hanno sposato altre cause. Come lo spiega? 

Mi dispiace doverne parlare. Ho riposto fiducia in personaggi che mentre agivano all'interno del nostro movimento, talvolta abusando del mio nome, in realtà lavoravano contro di me. Non hanno mai espresso dissenso sulle mie scelte politiche, ma anzi le hanno condivise, mentre tramavano notte tempo da mesi, cercando casa su altre sponde per il solo obiettivo di un posto personale. Gente che non ha mai avuto il coraggio di guardarmi negli occhi e dirmi cosa stava facendo. Penso che per il fatto di averli sostenuti in più occasioni, oggi mi sento in dovere di chiedere pubblicamente scusa a tutti i miei elettori. All'inizio ho provato amarezza e delusione, poi solo disgusto. Sono certo che gli elettori salentini sapranno giudicare tali comportamenti. 

Che tipo di risposta si aspetta dal Salento in termini di fiducia in questa nuova sfida, anche alla luce delle tante diserzioni degli ultimi mesi? 

Registro un interesse sempre maggiore intorno al nostro progetto politico. Tanti i sindaci della Provincia che continuano a lavorare con passione e con entusiasmo, ispirati dalle proposte concrete che abbiamo messo in campo nel nostro programma e che vogliamo portare avanti dopo il 4 marzo, grazie alle quali non mancheranno ricadute positive anche sul territorio salentino in termini di crescita e di sviluppo economico. La Puglia sarà capofila del nostro progetto nazionale. Alla fuga di qualche presunto generale fa da contraltare un esercito di soldati, motivatissimi, come ho avuto modo di riscontrare domenica scorsa nella nostra assemblea provinciale di Lequile. La gente che è con noi sa bene chi vota, perché a differenza di altri non siamo turisti della politica e viviamo ogni giorno il nostro territorio, con i suoi problemi e le sue speranze. 

Una risposta positiva, dunque.

Ho sempre pensato che la coerenza è un valore assoluto per chi si impegna nella cosa pubblica e ritengo di averlo ampiamente dimostrato. Se molta gente oggi si disinteressa della politica, è perché quest'ultima ha dato in questi anni il peggio di sé in termini di credibilità, tanto da far diventare primo partito in Italia quello dell'astensione. Abbiamo l'ambizione di rappresentare nel centrodestra quell'elettorato moderato, popolare e liberale che si è allontanato dalle urne. Vogliamo parlare alle famiglie, al ceto medio e al mondo produttivo e interpretare i loro bisogni, ignorati da politiche estemporanee fatte di mance, mancette e bonus. L'inizio è davvero entusiasmante: oggi, a meno di un mese dal voto, i sondaggi ci danno ormai al 3%. È l'ora dell'impegno per quanti credono in noi. Insieme possiamo vincere questa sfida entusiasmante, per iniziare a scrivere una nuova pagina di buona politica. 



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