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Prove tecniche d'estate

[29/05/2020] PRIMO PIANO

Prove tecniche d'estate

Dal 1° luglio tutto i lidi dovranno essere aperti, nel rispetto delle nuove regole su distanziamento, igiene e tracciabilità dei visitatori. Un’impresa tutt’altro che semplice per gli imprenditori balneari salentini, i quali hanno tuttavia accettato la sfida imposta dalla fase 2

 

Si rompe l’incognita sulla riorganizzazione degli stabilimenti balneari in Puglia e alle restrizioni artificiose (vedi separatori in plexiglass) si è preferito infatti contare sull’ordine, l’igiene e la responsabilità. Da quando si è avuto un orientamento sulle soluzioni da prendere al rispetto di questi criteri, gli imprenditori salentini hanno cominciato a darsi da fare, contando sulla speciale possibilità di quest’anno di riaprire anche dal 1° luglio.

L’adeguamento alle nuove misure anti-contagio è rigoroso. Il presidente di Federbalneari Salento, Mauro Della Valle, ha dichiarato che nel prossimo fine settimana il 30% degli stabilimenti balneari si sarà adeguato alle normative esposte nell’ordinanza n. 237 della Regione Puglia. “Come contenuto nel documento -continua Della Valle- la maggior parte dei servizi all’interno dei lidi sarà riservata ai clienti che avranno prenotato, poiché si dovrà garantire una tracciabilità di 14 giorni, con relativo registro. Chi vorrà usufruire del bar o del ristorante di un lido potrà ordinare d’asporto oppure consumare all’interno dello stabilimento, a patto che venga registrato”. 

Oltre alla segnaletica sulle avvertenze e le raccomandazioni sull’igiene e l’uso della mascherina (solo al di fuori del proprio ombrellone, purché non si stia in acqua), gli stabilimenti dovranno essere forniti di uno “steward” che inviti la clientela a rispettare le norme di sicurezza e salvaguardi l’ambiente. “Ci sono già state delle prenotazioni -dichiara Della Valle-; dalla diffusione della notizia di riapertura degli spostamenti tra regioni a partire dal prossimo 3 giugno, i telefoni hanno ricominciato a squillare. Cerchiamo di favorire la clientela e di mantenere un’adeguata organizzazione offrendo dei pacchetti soggiorno che distribuiscano le utenze dal lunedì al venerdì. Per garantire l’ordine, la prenotazione è fondamentale”.

Tra le normative si impone inoltre un nuovo distanziamento tra gli ombrelloni e la battigia. Nell’ordinanza si specifica di garantire una superficie di almeno 10 mq per ogni ombrellone, con la predisposizione di passaggi che consentano di raggiungere la riva o i servizi comuni senza dover attraversare la superficie occupata da altri bagnanti. “Tali normative ci garantiscono una certa tranquillità sul lavoro, ma dall’altro lato aumentano le nostre preoccupazioni -dichiara Ranieri Filograna, proprietario di “Piccolo Lido” di Gallipoli-. Il mio non è un grande lido, ma posso essere sicuro che dai 180 ombrelloni disponibili lo scorso anno, lo stabilimento quest’estate ne potrà garantire tra gli 80 e i 90. Lavorare di meno non ci preoccuperebbe se ci avessero permesso delle riduzioni sulle concessioni. Il 50% dei nostri clienti sono degli habitué di diverse parti d’Italia, molti dei quali hanno già prenotato. Contiamo in ogni caso di soddisfare al meglio le loro esigenze”. 

 

Spiagge libere per tanti, ma non per troppi 

 

Se da un lato uno stabilimento balneare può garantire servizi e sicurezza, dall’altro la spiaggia libera può rivelarsi un “far west” in questa estate all’insegna della fase 2. Guardando allo scorso fine settimana, il primo dopo il termine del lockdown, e considerato che all’appello mancano ancora i turisti di fuori regione, in generale nelle spiagge libere e sulle costiere rocciose del Salento la gente ha tenuto un comportamento tutto sommato rispettoso delle norme di distanziamento. Diverso il discorso per quel che riguarda la movida nelle città e nelle stesse località di vacanza, dove si è assistito a un numero ingente di assembramenti, causati dall’euforia di chi non vedeva l’ora di godersi la riconquistata libertà, e “legittimati”, in un certo senso, dalla scarsità dei controlli in questa nuova fase emergenziale. I casi, documentati da foto e video che circolano da giorni in rete, dei lungomari di Torre dell’Orso e Gallipoli, senza contare le scene di ressa nelle vie del centro storico di Lecce sono emblematici di quella che è diventata la priorità nell’agenda di ogni amministratore comunale. 

Tornando alle spiagge libere, secondo le ultime disposizioni la loro gestione spetterebbe ai Comuni, ma si sta ancora in alto mare. Mentre l’estate è alle porte, dall’Adriatico allo Jonio si avanzano proposte incerte, soprattutto se ci si basa sulle casse comunali. A Gallipoli si è fatta avanti Legambiente, candidandosi a supportare l’Amministrazione nella gestione delle spiagge libere, sia dal punto di vista organizzativo che ambientale; mentre a Torre San Giovanni, l’associazione “Ugento nel cuore” si incarica di gestire l’accesso al mare, chiedendo il supporto di Protezione Civile e Croce Rossa

Una delle opzioni che sembra appoggiata da più parti è l’impiego di percettori del reddito di cittadinanza, che secondo la legge n. 26/2019 possono essere utilizzati in progetti utili alla collettività, senza contare la proposta del Governo, da più parti contestata, sull’impiego degli “assistenti civici”, 60mila volontari impiegati per aiutare i sindaci a rispettare le regole sul distanziamento sociale, sulle spiagge libere come sulle strade cittadine. 

Nel frattempo, a Otranto, il sindaco Pierpaolo Cariddi prende in mano la situazione e spiega che per la costa rocciosa extra-urbana si stilerà un’ordinanza che imporrà un distanziamento di due metri tra le persone; mentre per la parte di arenile tra le concessioni demaniali imporrà il divieto di balneazione, poiché sono aree troppo piccole per essere gestite. “Nella zona degli Alimini, invece -dichiara Cariddi-, lunga più di un chilometro, sarà garantita libera fruizione, grazie a dei fondi regionali che abbiamo vinto. La vigilanza sarà garantita dall’azienda che si aggiudicherà l’appalto per la sanificazione di quel tratto”.

 

Ruben Alfieri 



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