Sei in: Home»Rubriche»Primo Piano

Liste di attesa infinite per esami medici: il danno e la beffa per i pazienti

[09/03/2018] PRIMO PIANO

Liste di attesa infinite per esami medici: il danno e la beffa per i pazienti

In base al livello di urgenza della prestazione richiesta, il D.lgs 124/1998 prevede la possibilità di servirsi di strutture private convenzionate o intramoenia al solo costo del ticket, ma le Asl non informano di queste possibilità 

 

Liste d'attesa infinite e un sistema sanitario che fatica a evadere tutte le richieste: la situazione è annosa e purtroppo non sembra migliorare. Eppure qualche soluzione ci sarebbe, specie per il cittadino che molte volte è ignaro degli strumenti a sua disposizione e si rassegna ad aspettare mesi, 

Per una visita oncologica o neurologica nel sistema sanitario pubblico non si dovrebbero superare per legge i 30 giorni di attesa, in realtà i tempi si allungano anche fino a un anno, stando ai dati forniti dal Tribunale per i Diritti del Malato - Cittadinanzattiva. Per una mammografia o un'ecografia, secondo i tetti previsti dal Piano nazionale, la soglia di tolleranza è di un 60 giorni, ma anche in questo caso i cittadini arrivano ad aspettare fino a 13 mesi. 

Un'alternativa ci sarebbe. E la stabilisce, in realtà, il Decreto legislativo n. 124 del 1998 secondo cui l'Azienda Sanitaria Locale deve indicare all'utente le strutture pubbliche o private convenzionate che assicurano il rispetto della tempistica; nel caso in cui nessuna struttura pubblica o convenzionata sia in grado di fornire la prestazione richiesta, l'Azienda Sanitaria deve autorizzare la prestazione in regime intramurario, conosciuta anche come intramoenia. In questo caso il cittadino non deve sostenere alcun onere economico aggiuntivo, se non l'eventuale ticket e nemmeno quello se ne è esente. 

Il medico (medico del servizio pubblico, medico di famiglia, pediatra, guardia medica) ha infatti la facoltà di applicare un codice di priorità alla prestazione richiesta (sono 58 quelle regolamentate dal Piano nazionale). Sulla ricetta potrà quindi indicare il codice U (urgente - da erogare entro 72 ore), B (breve - entro 10 giorni), D (differibile - entro 30 giorni le visite e 60 giorni la gli esami diagnostici) e P (programmabile). Questa possibilità dovrebbe essere adeguatamente diffusa tra i cittadini, quindi disponibile presso i Cup e gli Urp di Asl e ospedali, nei fatti questa buona pratica è poco rispettata e i pazienti non sono così a conoscenza della possibilità riconosciuta loro per legge. 

In effetti le Aziende Sanitarie non hanno nessun interesse a veicolare la comunicazione e il motivo è presto detto, come spiega Il Sole 24 Ore: sul piatto balla il valore complessivo dell'intramoenia, pari a 1,1 miliardi. Di questi, circa 800-900 milioni di euro vanno ai professionisti che erogano la prestazione, circa 200 milioni di euro sono destinati al Sistema Sanitario Nazionale. Nel caso di prestazioni "fuori tempo massimo" pagate solo con l'equivalente del ticket, ovviamente questi flussi si ridurrebbero. 

Insomma, non conviene a nessuno rispettare la legge. Né tanto meno le diverse forze politiche che hanno provato ad affrontare il problema sono riuscite sinora a venirne a capo. 

 

In Puglia i tempi lunghi agevolano i "viaggi della speranza"

 

Eccezion fatta per l'Emilia Romagna e per pochissime altre rarità, la situazione si fa omogenea nelle restanti Regioni d'Italia, Puglia inclusa, dove nemmeno i tempi per le prestazioni urgenti vengono rispettati. Ad esempio, stando ai dati relativi alla fine dello scorso anno, per una colonscopia urgente possono essere impiegati ben 83 giorni, per un elettrocardiogramma 30 giorni, addirittura 43 per un holter e solo qualche giorno in meno per una risonanza magnetica alla colonna vertebrale. Se questi dati fanno rabbrividire, meglio non leggere quelli relativi alle radiografie: ad esempio, per uno screening al seno agli Ospedali Riuniti di Foggia potrebbero essere necessari 553 giorni. Due anni circa, lasciando il paziente in balìa del suo destino.

Per poter fare una risonanza magnetica al cervello nell'Asl di Lecce potrebbero servire più di 300 giorni. Al Policlinico di Bari i tempi di attesa oscillano tra i 100 e i 200 giorni. E la situazione, nel corso degli ultimi anni, è andata persino peggiorando, anziché migliorare. Nel 2016 per una visita di chirurgia vascolare potevano essere 'sufficienti' 30 giorni, l'anno scorso erano quasi 80. Idem per la visita oculistica, passata da 58 a 83 giorni. La gestione Emiliano, che detiene anche la delega all'assessorato regionale alla Sanità, sinora non ha portato i frutti sperati, motivo per cui molti pazienti decidono di uscire fuori dalla Puglia per potersi curare.

 

Alessio Quarta 



«Indietro
Giusi Portaluri L'intervista della settimana
Giusi Portaluri

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising