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Lecce cittą aperta

[11/01/2019] IN COPERTINA

Lecce cittą aperta

Dopo le dimissioni di Carlo Salvemini lunedì scorso, per il capoluogo salentino si apre una stagione di commissariamento e di campagna elettorale che si concluderà il 26 maggio prossimo. E se il centrosinistra sembra puntare nuovamente sull’ormai ex sindaco, il centrodestra, dopo il diniego di Paolo Perrone, è alla ricerca del candidato ideale 

 

Dopo 18 mesi, all'incirca 562 giorni, si conclude anticipatamente a Lecce l'amministrazione guidata da Carlo Salvemini, eletto al ballottaggio il 25 giugno 2017 dopo che nel primo turno le liste collegate al candidato del centrodestra, Mauro Giliberti, avevano ottenuto la maggioranza dei seggi. Si erano così creati i presupposti per la cosiddetta “anatra zoppa”, sancita ufficialmente dal Consiglio di Stato con una sentenza del 19 febbraio 2018. Per i giudici di Palazzo Spada, così come già avvenuto in precedenza per gli omologhi del Tar, prevaleva il principio di rappresentatività rispetto a quello di governabilità. In base a questa sentenza il premio di maggioranza in Consiglio Comunale, inizialmente dato al centrosinistra dal presidente della commissione elettorale, Alcide Maritati, passava al centrodestra dal momento che al primo turno le liste che appoggiavano la candidatura di Mauro Giliberti avevano ottenuto la maggioranza dei seggi (50,656%), salvo poi veder trionfare Carlo Salvemini nel ballottaggio con il 54,8%, grazie anche all'accordo in extremis con Alessandro Delli Noci

Insomma, non la condizione migliore per governare o per poter pianificare un'azione amministrativa di cinque anni. Giorni frenetici, trattative, dimissioni annunciate e poi, invece, la sorpresa: tre consiglieri eletti nella lista “Prima Lecce”, civica ispirata dal parlamentare Roberto Marti, Antonio Finamore, Paola Gigante e Laura Calò e il capogruppo di "Andare oltre", Massimo Fragola, siglano un patto di scopo. La convivenza, tra alterne turbolenze, regge fino al 27 novembre scorso, quando i tre consiglieri di “Prima Lecce” votano contro il via libera all’assestamento di bilancio, ricompattando il centrodestra. 

Di mezzo anche la questione del salvataggio della Lupiae Servizi, con un accordo conclusivo che ha lasciato più di qualche mugugno nel centrodestra. Si arriva, quindi, al 7 gennaio: il giorno finale, quello dell'approvazione della manovra di riequilibrio finanziario in 15 anni, individuato da Salvemini come l'appuntamento ideale per contarsi e capire se c'è una maggioranza a suo sostegno in Consiglio comunale. La manovra passa con i 15 voti favorevoli del centrosinistra e i 16 astenuti dell'opposizione. Salvemini anticipa tutti e rassegna le dimissioni. Nel corso della sua conferenza stampa nel pomeriggio dello stesso giorno arriva anche la notizia dei 17 consiglieri del centrodestra che hanno firmato le proprie dimissioni, impedendo di fatto all'ormai ex cittadino di avvalersi dei 20 giorni canonici per un eventuale ripensamento. 

Ora verrà nominato il Commissario prefettizio, poi sarà una lunga campagna elettorale fino al 26 maggio quando i cittadini leccesi torneranno alle urne per scegliere il proprio sindaco, oltre ai propri rappresentanti al Parlamento Europeo.

 

Il centrosinistra pensa già ad un “Salvemini bis”

 

“Queste sono le lettere di dimissioni protocollate alle 14.54 nelle mani del Presidente del Consiglio. Comunico che dopo il Consiglio comunale ho firmato le dimissioni da sindaco di questa città”. Sono le 16 di lunedì 7 gennaio quando Carlo Salvemini annuncia di non essere più il sindaco di Lecce. Sostiene di non essere amareggiato, bensì orgoglioso “di avere servito la propria città con passione, onestà, trasparenza e rigore. Ho assunto questa decisione con lucidità, l’ho condivisa con i consiglieri e gli assessori. Fino al 27 novembre l’attività è stata perseguita senza intoppi, mai prima di allora la Giunta ha proceduto con il freno tirato, ha lavorato senza problemi, nessuno ha mai frenato o paralizzato il nostro compito, poi, quando c’è stato il voto contrario sull’assestamento del bilancio, abbiamo preso atto di quanto accaduto”.

Nessuna previsione, invece, su un'eventuale candidatura per le prossime elezioni, si deciderà nelle prossime settimane con i propri alleati. Cambieranno sicuramente volti e nomi della coalizione, ma bisogna vedere in quale direzione. Bisognerà capire, ad esempio, se Delli Noci sarà nuovamente al suo fianco davanti ad un'eventuale ricandidatura di Salvemini. E poi occorrerà costruire in poco tempo una squadra che sappia attirare la maggioranza dei consensi senza incappare nuovamente nel rischio dell'anatra zoppa. 

I 18 mesi di governo cittadino hanno posto delle basi importanti che in questa fase di campagna elettorale alle porte dovranno essere rafforzate, se non in qualche caso migliorate. Gli tende la mano il Pd per bocca del segretario provinciale, Ippazio Morciano: “Siamo convinti che l’entusiasmo e la politica visionaria degli uomini e delle donne che con Carlo Salvemini hanno lavorato per riportare Lecce ad essere un capoluogo di provincia, amministrato in modo democratico e limpido, non si fermeranno per meri accordi volti a gestire in modo spicciolo la cosa pubblica. L’entusiasmo, la partecipazione e il lavoro di tutti saranno la vera forza per riaffermare un’Amministrazione che ha finalmente avuto un’idea chiara di città, con al centro l’ambiente, la cultura, lo spettacolo, la perequazione sociale, una politica urbanistica proiettata nel futuro. A tutti noi lo sforzo di non perdere questa nuova grande sfida, mettendocela tutta, per ritornare ancora più forti, per il bene di Lecce e della sua provincia”.

 

Il centrodestra (senza primarie) alla ricerca del candidato ideale

 

Si festeggia con pasticciotti e champagne in casa del centrodestra dopo la caduta dell'amministrazione Salvemini. C'è anche qualcuno che piange. Rivendicano la vittoria, nonostante l'ex primo cittadino abbia battuto tutti sul tempo (circa un’ora e mezzo prima) con le proprie dimissioni che Paolo Perrone, sindaco per dieci anni di Lecce, motiva così: “Si è dimesso sperando di lasciare aperti i giochi per i successivi venti giorni, prima della convalida delle dimissioni. Lo dimostrano i tentativi di avvicinarci da parte dei suoi o di esponenti regionali molto vicini alla sua squadra”. 

Le dimissioni di Carlo Salvemini prima, quelle in massa dei 17 consiglieri di opposizione subito dopo, mentre l'ex sindaco sta spiegando ai giornalisti i motivi della sua scelta. Sorrisi e giubili finiscono qui, però. Il centrodestra ha grosso modo quattro mesi per rimettere insieme i cocci di una coalizione che è sembrata negli ultimi anni a dir poco frammentata e su cui pesa, comunque, l'ombra di un'inchiesta, quella sulle case popolari in cambio di voti, che ha visto coinvolti direttamente nomi di primo piano della passata Giunta, a partire proprio da Paolo Perrone (la cui posizione è stata stralciata) per arrivare ad altri nomi di spicco del centrodestra, come Attilio Monosi e Luca Pasqualini.

Servirà un'operazione trasparenza e chiarezza per cercare di convincere i tanti cittadini delusi. La strada è tutt'altro che in discesa. E molto probabilmente, ancora una volta, non passerà per la via delle primarie. Lo esclude Paride Mazzotta, in quota Forza Italia, secondo cui si punterà su un nome forte in grado di unire tutti: chi sarà, però, il prescelto ancora non si sa. Si fanno i primi toto nomi e c'è chi già fa un passo indietro. Ad esempio, proprio l'ex sindaco Paolo Perrone chiarisce di non voler far parte della prossima contesa elettorale, né in qualità di candidato primo cittadino né come consigliere: “Ho altri impegni lavorativi. Non sto dicendo addio alla politica, sia chiaro. Se dovessero presentarsi altre occasioni le coglierei, se così non fosse di certo non mi taglierei le vene”. 

Altro nome finito sul tavolo in queste ore è quello di Adriana Poli Bortone. Anche per l'ex senatrice sarebbe un ritorno, ma intanto da lei arriva l'onore delle armi per Carlo Salvemini: “Dimettendosi, ha dimostrato di avere grande dignità. Sento di doverlo dire con onestà intellettuale ferma restando la indubbia distanza politica fra me, di destra, e lui, di sinistra”. 

C'è chi, poi, come il direttore di Affaritaliani.it, Angelo Maria Perrino, punterebbe sul nome di Paolo Pagliaro, editore di TeleRama. I nomi iniziano ad essere tanti e potrebbero crescere nelle prossime ore. Quello che sembra deciso, invece, è il metodo, quanto meno per evitare un Delli Noci-bis: “Chi intende giocare da mediano pur sedendo al nostro tavolo e affondando storicamente le radici nel centrodestra non sarà ben accetto. Il gioco ormai è chiaro: basta a chi intende toglierci voti al primo turno per consegnarli agli avversari in sede di ballottaggio”. Niente fughe in avanti, insomma, regole chiare e nome condiviso.

 

L’incognita Delli Noci 

 

Mina vagante della nuova contesa elettorale potrebbe essere Alessandro Delli Noci. Fu lui a far pendere l'ago della bilancia a favore di Carlo Salvemini nel giugno 2017, abbandonando la coalizione di centrodestra nelle settimane del ballottaggio. Vicesindaco di Salvemini per questi 18 mesi, ora che farà? Le voci di corridoio lo danno vicino a Roberto Marti della Lega. 

Ma Delli Noci è stato protagonista, in questi anni di attività politica, di scelte spiazzanti e quindi nelle prossime ore scopriremo che strada intraprenderà. Sono in tanti a chiedergli di continuare il binomio con Salvemini, ma i tempi per le candidature ufficiali sembrano ancora prematuri. Quel che traspare dalle sue parole è che non si tornerà indietro: “Abbiamo fatto quello che dovevamo con coraggio, con fatica anche, perché sapevamo sin dall'inizio che avremmo dovuto governare con l'anatra zoppa ma non per questo abbiamo rotto il nostro patto con l'intera città -scrive Delli Noci sulla propria pagina Facebook-. Ora è il tempo della riflessione ma una cosa è certa, quando si avvia il cambiamento, quando si mettono in campo azioni e idee innovative, sguardi nuovi sulle cose, tornare indietro è difficile, anzi impossibile”. 

 

Alessio Quarta 



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